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CHARLIE PARKER IL RE DEL BEBOP

Certamente Charlie Parker a contributo molto alla diffusione del Bebop.
Questo stile musicale moderno che diede una nuova rilettura sia nel modo di suonare, sia nel modo di interpretare questo nuovo concetto di fare musica.

Certamente non diventa più una musica da ballo ma d’ascolto, e questo creò all’inizio dei problemi, la gente abituata a ballare con le Big Band negli anni Quaranta, si trova ad ascoltare questo nuovo idioma strumentale, che cambia indiscutibilmente il rapporto con il pubblico, gli appassionati e i critici musicali a cui non piaceva, lo criticano aspramente questo nuovo stile e gli voltarono la faccia, non tutti lo fecero e a una nutrita schiera di persone il Bebop piaceva.

Ma certamente questa nuova musica aveva in qualche modo una rilevanza assai importante nel lato commerciale e a porlo in primo fu una Label discografica chiamata Blue Note.
I due personaggi che fondarono questa label nel 1939 furono Alfred Lion e Francis Wolf, due immigrati tedeschi che ne furono proprietari e direttori per molti anni.

Per la Blue Note incisero tutti i nomi importanti della scena jazz e non solo, soprattutto nel decennio 1950 e 1960.
Il Bebop spesso abbreviato in Bop e uno stile che si sviluppò soprattutto a New York negli anni Quaranta.
Caratterizzato da tempi molto veloci e da elaborazioni armoniche innovative, lo stile nacque in contrapposizione agli stili jazz utilizzati dalle formazioni coeve. Nei suoi primi anni di vita la parola “Bebop” indicò, oltre alla stile musicale anche lo stile di vita e l’atteggiamento ribelle di coloro, che erano in maggioranza dei giovani che si indicavano come Bopper”.

Anche per questo motivo il genere musicale divenne popolare tra i letterati che si riconoscevano nella Beat Generation e fu citato in alcune delle loro opere più famose, ad esempio nella poesia Urlo, di Allen Ginsberg.
Nel corso di quindici anni successivi, il Bebop e le sue ramificazioni si svolsero fino a diventare il principale idioma del jazz.

Ancora nel primo decennio del XXI secolo, lo stile jazzistico indicato come “Mainstram” si rifà essenzialmente alle elaborazioni stilistiche di questa musica.
Il termine Bebop, che nei primi tempi veniva spesso usato anche nella forma Rebop è un’onomatopea che imita una brevissima frase di due note usata talvolta come “segnale” per terminare un brano.
Per questo uno dei padri del movimento, Dizzy Gillespie, scrisse questo brano intitolato’ “Bebop” uno dei suoi brani, che fu anche uno dei primi a raggiungere una certa notorietà.

Charlie Parker ricordato per essere stato uno dei padri fondatori del movimento musicale, nasce a Kansans City il 29 agosto 1920, il giovane si avvicina alla musica per qualche mese nella banda scolastica, il primo strumento è il susasofono, per poi passare al sax baritono e al contralto un anno dopo.

Paker debutta a Kansans City nel 1937 con le orchestre di Lawrence Keyes, Harlan Leonard e Jay McShann, ed è con quest’ultima che arriva sulla scena di New York, 1941. A quell’epoca aveva già incominciato a sviluppare un suo personalissimo stile che partendo da radici swing e blues apporta alla musica afro-americana un originale sviluppo improvvisativo caratterizzato da ardite sostituzioni armoniche e da una maggiore attenzione per il ritmo.

Questo stile Bebop influenzerà molti musicisti dell’epoca diventando un vero e proprio linguaggio.
Nel 1947 Parker si stabilisce definitivamente a New York, e inizia a collaborare con i maggiori musicisti presenti sulla scena, in particolare con il suo, alter ego il trombettista Dizzy Gillespie, insieme nel 1943, si erano trovati a suonare nella band di Earl Hines, nel 1944 sempre insieme suonarono nell’orchestra di Billy Eckstine, inoltre tra le sue file vi erano, il batterista Art Blakey, il sassofonista Dexter Gordon, il trombettista Fats Navarro, la cantante Sarah Vaughan e ci passerà nelle file anche il trombettista Miles Davis.

La fama di Charlie Parker esplose nel 1945, i brani che suona e che inciderà da Billie’s Bounce, Ko Ko, Now’s the Time, Ornithology, per citare solo qualche brano famoso, rappresentano una vera e propria rivoluzione nel mondo musicale afro americano, segnando per sempre la storia del jazz.

In particolare Ko Ko viene generalmente considerata, una delle prime registrazioni in stile Bebop, mai effettuate.
Nel 1949 nella seduta di registrazione che riunisce le stelle dell’etichetta Metronome, Parker si confronta con le ottime partiture di Lennie Tristano, Victory Ball e Pete Rugolo, con il brano Overtime, oltre che coi migliori solisti del periodo.
Fondamentali le raccolte di incisioni per la Savoy Records, la Dial Records e la Verve Records, nelle quali si possono confrontare i differenti assoli di Charlie Parker detto Bird, sullo stesso pezzo e le bellissime esecuzioni estemporanee in Jam Session, con Johnny Hodges, Benny Carter, Ben Webster, Colaman Hawkins, Lester Young e altri.

Charlie Parker dice:”Non riuscivo più a sopportare le armonie stereotipate che allora venivano continuamente impiegate da tutti. Continuavo a pensare che doveva esserci qualche cosa di diverso. A volte riuscivo a sentire qualcosa, ma non ero in grado di suonarlo… Si quella notte improvvisai a lungo su Cherokee. Mentre lo facevo mi accorsi che impiegando come linea melodica gli intervalli più alti degli accordi, mettendovi sotto armonie nuove, abbastanza affini, stavo suonando improvvisamente Ciò che per tutto quel tempo avevo sentito dentro di me. Rinaqui a nuova vita”. (Charlie Parker).

L’eroina e gli eccessi che avevano segnato tutta la sua vita lo uccisero mentre guardava la televisione ospite della nobildonna e mecenate del jazz Pannonica de Koenigswarter.
Il coroner, il medico legale Robert Freymann che esaminò la salma, non fu in grado di stabilire le cause della morte e stimo a Cinquantatre anni l’età di Charlie Parker. Ne aveva solo trentaquattro degli anni. La diagnosi ufficiale alla fine fu polmonite.
Morì a New York il 12 marzo 1955″.

“Charlie Parker reputato uno dei padri del Jazz moderno, fu uno dei musicisti più innovativi e influenti dell’intera storia del Jazz. Dagli anni Cinquanta ad oggi, il mondo della Musica Jazz si è trovato a dover fare i conti con l’influenza dell’opera di Parker. Molti musicisti descrivevano nota per nota i suoi assoli. Dean Benedetti registrò su acetato molti assoli di Bird, soprattutto relativi ai concerti degli anni 1947 e 1948, che fanno parte delle registrazioni “The Complete Dean Benedetti Recordings of Charlie Parker”, a cura di Phil Shaap e Bob Porter, pubblicato dall’etichetta statunitense Mosaic Records, legioni di sassofonisti imitarono il suo stile e il suo modo di suonare.

Come importanza, la figura di Parker e paragonabile forse a quelle di Louis Armstrong e Miles Davis: tutti e tre stabilirono quali erano i canoni definitivi dei loro strumenti per decenni interi, fecero compiere veri e propri balzi in avanti nella compressione, nell’ideazione e nell’esecuzione musicale, e ben pochi non si lasciarono influenzare dai loro stili.
In particolare la figura carismatica di Charlie Parker contribuì enormemente alla fortuna del sassofono contralto, spingendo sempre più appassionati verso questo strumento.

La musica di Parker, considerata un tempo solo espressione artistica, di una minoranza rivoluzionaria all’interno della comunità afroamericana, continua a oltre Cinquant’anni dalla nascita a essere studiata e ad influenzare la musica americana”.

A cura di Alessandro Poletti – Foto Image

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