Il 14 Febbraio è la festa degli innamorati

La mattina, dopo colazione, amo passeggiare lungo il fiume anche perché lo trovo un ottimo esercizio fisico. La natura, attraversosentieri quasi inesplorati, non finisce mai di sorprendermi, e immagino che sia lo stesso nei circa 1.200 fiumi italiani. Lunedì, 4 settembre 2022, mentre camminavo sull’argine destro accingendomi ad oltrepassare un ponte, ho notato una bicicletta appoggiata ad un pilone. Era una Bianchi modello Ghisallo NS-28 Gran Sport” di colore celeste e gli mancava la ruota anteriore. La presi di peso, e dopo aver ripulita ben bene, la consegnai all’ufficio oggetti smarriti del mio Comune di residenza. A distanza di oltre cinque mesi dal ritrovamento, era il 14 febbraio quando avevo completamente resettato l’accaduto, ho ricevuto una telefonata dagli uffici preposti che mi avvertiva di andare a ritirate la bicicletta perché nessuno l’aveva reclamata. Acquistai una ruota completa di camera d’aria e copertone, lo gonfiai per poi raggiungere il deposito degli oggetti smarriti. Dopo le operazioni di riconoscimento, mi fu consegnata, impolverata ma piena di quel fascino, che nessuna delle sue giovani nipoti d’oggi potrà mai possedere. La sella era una “Montegrappa in Cuoio” che portava ancora su di i segni della fatica, e quando ci salii sopra e cominciai a pedalare, mi accorsi che quella due ruote viveva di vita propria e, dopo un breve istante di smarrimento, mi lasciai trasportare lungo le strade che “Celestina”, era il nomignolo che gli avevo affibbiato, aveva percorso in gioventù magari inforcata da un ciclista molto più portato e capace di me. E allora, partendo da Piazza del Popolo, attraversammo il centro storico fino a giungere alla stazione ferroviaria per poi dirigerci verso la periferia dove si confrontò con una giovanissima e-bike restando perplessa per l’inutilità, a suo avviso, di trasformare un mezzo da pedalata in uno che sfrutta l’energia elettrica. Poi puntò verso il fiume Savio, forse perché, dalla data del mio ritrovamento non aveva avuto più occasione di frequentarlo, e qui decise di fermarsi accanto alle arcate del Ponte Vecchio restando per una buona mezz’ora in contemplazione. In un attimo, rivide quando il suo primo proprietario, Dante Corbara, un benzinaio fanatico di ciclismo, proprio nel giorno di San Valentino, portando sulla canna la fidanzata Maria Capacci, shampista al “Salone Brunella”, si appartavano tra le fresche frasche per godersi quel po’ di intimità che solo la domenica pomeriggio e in occasione speciali come la festa degli innamorati poteva darti. Poi ripercorse, mentalmente, i tragitti che Dante percorreva ogni giorno: per raggiungere il posto di lavoro a 15 chilometri da casa; per fermarsi al bar sport per la partita con gli amici, prima di incontrare la donna amata; per tornare a casa, oramai a notte fonda, quando ad aspettarlo sveglia c’era solo la sua inseparabile gatta Marta. Quando giungemmo a casa, la ricoverai con cura nel garage, appoggiandola ad un vecchio armadio che usavo per nascondere, dalle grinfie di mia moglie, le bottiglie di elisir della nonna Dora fatto in casa, un liquore, liberamente tratto dal celebre Vov,leggermente alcolico a base di uova di gallina freschissime, Marsala e alcool puro per alimenti, dall’aspetto piuttosto cremoso e invitante. Bene, voi non ci crederete, ma il mattino seguente, ho trovato la “Celestina” e mia moglie, abbracciate e distese sul materassino da mare con accanto una bottiglia vuota. Come si dice in questi casi, bere per dimenticare.

A cura di Marco Benazzi – Foto ImagoEconomica 

 

Editorialista Benazzi Marco

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