Sono passati tre lustri dalla morte di Filippo Raciti (17 gennaio 1967 – 02 febbraio 2007). Ispettore capo della Polizia di Stato – medaglia d’oro al valor civile – caduto in servizio nella sua città natale durante gli scontri del dopo derby di serie A Catania – Palermo. La medaglia fu consegnata alla moglie l’11 maggio 2007, in occasione del 155º anniversario della Polizia di Stato.

Come ogni anno Raciti sarà ricordato dalla Questura e dal Reparto Mobile di Catania che coglieranno l’occasione per non dimenticare.
Per le forze dell’ordine, alle quali è demandata la sicurezza, ma anche per la società civile, questa data è impressa nella memoria di chi ha vissuto quella giornata. Inoltre di quanti hanno contribuito, e ancora oggi partecipa alla costruzione e all’affermazione della legalità in tutte le sue manifestazioni pubbliche.

Va ricordato che quella giornata ha disegnato la svolta per l’introduzione delle nuove normative in materia di violenza negli stadi, con l’elaborazione di misure specifiche e sanzioni nei confronti di quanti si dovessero rendere responsabili di azioni violente all’interno e all’esterno degli impianti sportivi. Per la morte di Raciti furono condannati, con sentenza definitiva, due ultras catanesi, uno dei quali minorenne all’epoca dei fatti.

A seguito del drammatico evento, l’allora ministro dell’Interno diede la definitiva accelerata all’introduzione della tessera del tifoso, primo strumento che, di fatto, ha rivoluzionato il mondo del tifo e del calcio più in generale. Filippo, un uomo e collega coraggioso, caduto nell’esercizio di un dovere interpretato come una missione. Un esempio che vive nel tempo. L’amore per la legalità che ha sempre affermato e difeso, spendendosi con generosità e valore, è un patrimonio che ha il dovere di custodire, perché nella legalità è la vera speranza.

Questo sport, che piace tanto, non genera solo violenza, ma è spesso vittima della stessa. Il calcio chiede di essere protetto dalla delinquenza e dagli eccessi. A quindici anni da quel giorno maledetto ci stringiamo alla famiglia Raciti con profondo rispetto. Il mondo del calcio non può e non deve dimenticare un servitore dello Stato, ucciso nell’esercizio di una professione che richiede tanti sacrifici e che permette ogni giorno a tutti noi di sentirci più sicuri. Quest’anniversario deve essere l’occasione per la classe politica di riflettere sulle legittime richieste operative delle forze di polizia e per le società sportive di rendere sempre più moderni gli stadi, in modo tale da farli diventare, finalmente, più sicuri e vivibili. 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imagoeconomica

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