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CASERME MILITARI OSPEDALI COVID

Le caserme militari possono diventare ospedali Covid? 

Nelle ultime ventiquattro ore è stata superata la soglia dei 40.000 nuovi casi di Covid ai quali si sono aggiunti 550 decessi. Mentre gli ospedali sono in sofferenza, Toscana e Campania sono passate in zona rossa, mentre Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche si aggiungono alle zone arancioni già presenti.

La parola d’ordine è alleggerire la pressione sugli ospedali, oramai quasi tutti al collasso. Una prima soluzione potrebbe essere utilizzare maggiormente le strutture militari per aumentare il numero dei tamponi e gli hotel per ospitare i malati più lievi. Inoltre inviare, dove possibile, medici di rinforzo negli ospedali e negli ambulatori. Bisogna correre tutti insieme, militari e civili, sperando che il virus non vada più veloce di noi. Dopo l’impennata di contagi, si rende necessario decongestionare in fretta gli ospedali per evitare che collassino sotto il peso dell’emergenza.

I letti in terapia intensiva dovrebbero essere aumentati, ma anche se così fosse mancano medici specialistici e macchinari, anche per la ventilazione. Dottori e infermieri che lavorano nelle aree meno colpite dall’epidemia e una quota di sanitari delle Forze Armate potrebbe dare una mano ai colleghi delle zone rosse più a rischio epidemia. Purtroppo, come sappiamo, l’Itala della pandemia è tutta o quasi in emergenza, pertanto gli spostamenti dei medici tra una zona e l’altra diventano impossibili. I pazienti ricoverati per altre patologie sono trasferiti anche nelle strutture private accreditate e nelle caserme attrezzate per decongestionare gli ospedali impegnati sul fronte coronavirus.

Un notevole sforzo, se si considera che nei reparti in questo periodo gestiti dagli infettivologi buona parte dei pazienti, si trova in isolamento. Come già detto le strutture private hanno preso in carico i pazienti non affetti da Covid-19 per ridurre la pressione sulle strutture pubbliche. Le stesse hanno bloccato anche gli interventi chirurgici programmati se nell’area si presentano casi di coronavirus di cui non si sa la fonte di trasmissione. L’impegno, ovviamente, è tutto concentrato sull’emergenza. Per gli accompagnatori dei pazienti vige il divieto di permanere nelle sale di attesa dei dipartimenti emergenza, accettazione e del pronto soccorso. Vietato l’accesso di parenti e visitatori nelle strutture di ospitalità e lunga degenza, residenze sanitarie assistite e strutture residenziali per anziani, autosufficienti e no. Obiettivo: preservare le categorie più a rischio.

Il Ministero della Difesa ha predisposto camere e posti letto – distribuiti su tutto il territorio nazionale – per i cittadini sottoposti a quarantena, mentre medici e infermieri dei corpi civili e militari sono impegnati già da qualche tempo nelle zone rosse. Oltre alle caserme dell’Esercito e della Polizia di Stato già utilizzate per fronteggiare l’emergenza sanitaria, si sono aggiunte diverse basi dell’Aeronautica individuate al Centro-Sud. 

Il vice Direttore Ugo Vandelli – Foto Imagoeconomica

Nella foto in alto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il ministro della difesa Lorenzo Guerini

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