GRADISCA D'ISONZO, ITALY - JULY 10: Sport Manager of US Citta' di Palermo Rino Foschi (L) looks on at US Citta' di Palermo training camp base on July 10, 2016 in Gradisca d'Isonzo, Italy. (Photo by Tullio M. Puglia/Getty Images)

All’imbrunire guardo le mie colline sobrio per non dubitare che la vittoria contro il Parma non è frutto dell’alccol “rosso” come il Sangiovese che anche Bacco predilige in compagnia delle sirene, ma è la pura realtà di una vita tutta da vivere, che ti salva dopo il gorfo del fiume.

Guardo veramente commosso le colline romagnole, che sono quel dolce orizzonte che aiutano a spingere il pallone in fondo alla rete e innalzano i giovani lupetti bianconeri. Penso volentieri che i goal di Moncini sono stati botti grandi dove il vino della salvezza finalmente fermenta.
La terra di Romagna quasi si dondola a questi acuti pallonari così decisivi e per me familiari dall’infanzia, quando la casacca del cavalluccio l’ho vestita sulle onde dell’entusiasmo.

Dopo la vittoria del Cesena contro i ducali la rocca Malatestiana è tornata a brillare nelle sue simmetriche torri, c’è abbastanza luce a formare un quadro, quello che piace a Fabrizio Castori, dopo i brividi invernali e il sole senza raggi.
Ora si respira aria diversa e i bianconeri nei 180 minuti rimasti non finiranno sotto la cenere, ma avranno modo di ardere l’ultimo falò a San Giovanni per festeggiare al chiosco con i tifosi. Rimane uno spago per appendere come salami il Palermo e la Cremonese.

La prima sfida è anche quella rappresentata da Zamparini e Foschi, con il padrone che ritrova alla Favorita il figliol prodigo che vuole fargli capire cosa è l’ortica sulle rive del Savio.
Ma i rosanero costruiti per un’altra promozione saranno compatti come un plotone.
Tutto però può succedere in mezzo ai due amici e alle formazioni che hanno ambizioni precise verso l’alto e il basso della classifica.

Ciò che conta in campo è capire sempre quel che si fa sul terreno di gioco. Se mi è consentito dispensare l’ultimo consiglio, state vicino ai ragazzi del cavaluccio fino all’altima goccia, piangere di gioia non è una vergogna, ma una liberazione preziosa e nobile.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Mediagol GettyImages

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