Per un atleta arriva prima o poi il momento di dire basta, appendere l’oggetto del mestiere al fatidico chiodo ed iniziare una nuova vita; per Tania Cagnotto questo momento è arrivato agli assoluti di Torino, nella gara del trampolino da un metro, tra emozione, gioia, malinconia ed ogni altra sensazione che si possa vivere dopo tanti anni di gare ed una carriera ineguagliabile sotto ogni aspetto.

Dopo Rio 2016 e quelle medaglie olimpiche a lungo inseguite e finalmente arrivate, Tania aveva deciso di dire basta, tanto che nel settembre successivo aveva sposato il “suo” Stefano e deciso di iniziare una vita senza tuffi ed allenamenti; poi è prevalso il desiderio di salutare i suoi tifosi e lo sport con un’ultima gara, guarda caso a Torino, la città di papà Giorgio, in occasione dei Campionati italiani assoluti indoor.
Così sabato 7 maggio, alla Piscina Monumentale torinese, quella che l’ha vista pluricampionessa europea (3 ori nel 2009, 2 ori ed 1 bronzo nel 2011) ed italiana, si sono dati appuntamento in tanti per salutare l’ultimo tuffo di Tania, con le tribune e la balconata pieni come mai si erano visti e lei ha vinto come sempre, sfoggiando la solita bravura, in un clima traboccante emozione ed affetto.
Per dare la misura di cosa la Cagnotto ha rappresentato per i tuffi italiani basta dare qualche numero, scorrere l’elenco delle medaglie conquistate a livello nazionale (47 titoli italiani) ed internazionale (34 ori, 15 medaglie d’argento e 13 di bronzo), mentre per raccontarla bisogna tornare alle Olimpiadi di Londra 2012, quando pareva che un alloro olimpico fosse finalmente alla sua portata.
Nella piscina londinese, Tania gareggiava nel trampolino da 3 metri e nel sincro, insieme all’inseparabile Francesca Dallapè; per la Cagnotto era la quarta presenza olimpica e questa volta una medaglia sembrava davvero ad un passo, visto che anche i Mondiali di Kazan (2015) l’avevano vista giungere dietro le “solite” inarrivabili cinesi, ma davanti a tutto il resto del gotha mondiale.

I due turni eliminatori sembravano confermare le attese, addirittura in semifinale Tania precedeva al secondo posto la He Zi e la medaglia era vicina vicina; evidentemente però mancava ancora una volta la brutta sorpresa, che questa volta assumeva le sembianze della messicana Laura Sànchez Soto, vincitrice di tre edizioni dei giochi panamericani e poco altro, capace di portare via il bronzo alla Cagnotto per 20 centesimi di punto, un’inezia infinita rispetto al 362,20 punti dell’azzurra.
A “completare” la beffa londinese arrivava la medaglia di “legno” anche nel sincro, dove erano le canadesi Habel ed Heymans a superare di 2,30 centesimi la coppia azzurra, grazie ad un quinto tuffo non proprio perfetto di Cagnotto-Dallapè!
Così, ai propositi di ritiro ed alle lacrime per l’ennesima delusione a cinque cerchi, Tania faceva seguire la grande forza d’animo e la volontà che sono state una delle sue grandi forze, e l’appuntamento, la meta, diventava Rio 2016, con (a detta della stessa Tania a Torino) i quattro anni più belli vissuti in carriera; preparare un’Olimpiade è lunga e per farlo al meglio non è stato trascurato davvero nulla, sia dal punto di vista della preparazione fisica che in quello non meno importante della psicologia, pretendendo di avere al proprio fianco uno staff che l’aiutasse a raggiungere il traguardo prefissato.
A Londra Tania ha davvero dato il meglio di sé, iniziando dal sincro, disputato il 7 agosto e conclusosi con una splendida medaglia d’argento festeggiata con un lungo abbraccio e tante lacrime insieme alla Dallapè; il ghiaccio era finalmente rotto!
Toccava poi alla gara singola e la Cagnotto affrontava quasi nascondendosi le eliminatorie, piazzando poi la zampata della campionessa nella finale, con un ultimo tuffo fantastico che la portava al bronzo davanti alla “solita”, bravissima, canadese Habel.
Due medaglie olimpiche ed una carriera finalmente senza caselle vuote, iniziata con gli allori mondiale ed europeo dei Giovanili del 1999, appena quattordicenne, e che si poteva chiudere nel miglior modo possibile.

Il resto è l’oggi a Torino, l’ultima gara, quell’ultimo tuffo dove giudici e pubblico le hanno tributato l’omaggio di un 10 collettivo e strameritato, per una campionessa brava quanto umile, che in molti anni di carriera ha faticato davvero tantissimo, dedicandosi anima e corpo ad uno sport “povero” e lontano dai riflettori e dalla grande ribalta.
Tania Cagnotto merita davvero gli onori ed il grazie che Torino le ha tributato e siamo certi non mancherà di dare il proprio contributo ai tuffi italiani, mettendo (come da lei stessa dichiarato) a frutto la sua esperienza non tanto sotto l’aspetto tecnico, quanto sotto quello (non meno importante) psicologico, proseguendo la strada che ha visto al suo fianco mamma Carmen e papà Giorgio, due grandi tuffatori degli anni ’70.

A cura di Maurizio Vigliani

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