IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO GIUSEPPE CONTE CON BORIS JOHNSON

E’ stata una trattativa lunga e difficile, ma alla fine, proprio al limitare della scadenza del tempo, l’intesa tra la Gran Bretagna e l’UE è stata raggiunta, così da mantenere rapporti e scambi condivisi nelle modalità e nei termini.

C’è voluto buonsenso e che ognuna delle due parti recedesse in parte dalle rispettive posizioni per raggiungere l’accordo finale, sì da rendere il distacco britannico il meno traumatico possibile, con l’Irlanda del Nord rimasta legata all’Europa, al centro del contendere per quanto riguardava gli scambi commerciali senza dazi e comunque senza quelle frontiere di fatto innalzate.

Chi ci abbia guadagnato è presto per dirlo, anche perché saranno molti gli argomenti periodicamente da rivedere, da ridiscutere nel corso degli anni, e resterà comunque non poco problematico il tentativo di prosecuzione di rapporti improntati nel massimo rispetto non solo degli stati, ma anche delle persone, che già hanno viste stravolte molte delle consuetudini lavorative ed economiche.

Di sicuro, al di là di quanto sottoscritto, non sono terminate le polemiche in GB, tra chi era favorevole al distacco e chi viceversa voleva rimanere legato all’Europa; d’altra parte i referendum hanno sancito un volere popolare alla fine rispettato, anche se le varie anime che compongono la “Britania” rimangono assai distanti tra loro e tutto si può dire salvo che sia stata scritta la parola fine.

Contrari al distacco erano, e continuano ad essere, gli scozzesi, parte non poco importante dell’Isola, per nulla arresisi ai fatti e determinati a continuare il discorso relativo al rientro nell’Ue, con un distacco che sarebbe parecchio traumatico dal vecchio “Impero”.
C’é da dire che i rapporti tra isolani sono sempre stati tumultuosi e ci sono volute delle guerre perché la stessa Scozia ed il Galles (ma pure l’Irlanda) divenissero un tutt’uno con l’Inghilterra, salvo avere delle proprie rappresentative in ambito sportivo ….

Ci sarà dunque una questione scozzese da affrontare nel prosieguo di vita britannico? E quanto influirà il ritorno britannico a quella sorta di isolazionismo che ha caratterizzato la storia di una piccola isola divenuta praticamente il centro del Mondo? La costruzione dell’Impero è stata possibile grazie alla caparbietà di un popolo che non è mai stato sottomesso a nessuno, ma si può parlare ancora oggi delle medesime qualità, caparbietà, capacità di affrontare ogni difficoltà?
Come già scritto, solo il tempo ci darà le risposte ai tanti quesiti di questi giorni e certamente altre domande sorgeranno spontanee prossimamente; sicuramente non tutto filerà liscio ed ogni aspetto della vita, del lavoro, dell’economia, non sarà esente da prove durissime da superare.

Ad oggi ancora poco è cambiato, ma negli ultimi tempi Londra ha perso un po’ di quella centralità economico/finanziaria che l’ha lungamente contraddistinta in Europa e nel Mondo, per paura o per mero fine di lucro dei tanti operatori che avevano fatto della City la loro base operativa, il centro di scambi ed intermediazioni forse più importante della Terra.

Stessa cosa potrà accadere relativamente agli scambi di lavoro, di studio, per i tanti che nei rispettivi campi vedevano nella Gran Bretagna lo sbocco probabile del loro futuro, e questo limitandoci ad espetti e numeri di non poco conto complessivo, che ovviamente non valgono solo per lavoratori e studenti europei, ma anche viceversa.
Per chiudere, volendo fare una battuta, si potrebbe sempre fare uno scambio, Scozia-Repubblica Autonoma Veneta, con il Presidente Zaia che si rapporterebbe non più con Roma ma con Londra e tra Conte e Boris Johnson con chi sarebbe meglio avere a che fare?

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Imagoeconomica

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