L’Inghilterra, o meglio gli inglesi, pare non abbiano più così tanta voglia di staccarsi dall’UE, colpa del Coronavirus?
Anche ma non solo, perché secondo i sondaggi odierni, la maggioranza dei figli d’Albione avrebbe un’idea diversa da quella espressa nel 2016, confermata poi nel 2019, ovvero non sono, in maggioranza, più convinti sia davvero un vantaggio gestirsi secondo regole comuni con una trentina di altri Paesi più o meno virtuosi.
Come la Brexit, neppure il premier Johnson pare essere più in grande auge, nonostante il Covid lo abbia colpito duramente, tanto da portarlo in terapia intensiva, in pericolo di vita.

L’Inghilterra però è un Paese dove domani le cose cambiano e non si guarda in faccia nessuno, lo ha sperimentato il vincitore della Seconda Guerra Mondiale, Churchill, che venne battuto nelle elezioni immediatamente successive la fine del conflitto.
Quindi non è così stupefacente che le cose possano evolvere in modo diverso da ciò che sono state le risultanze di questi ultimi quattro anni; in realtà, Johnson paga promesse mai mantenute, una capacità sopravvalutata ed una gestione della pandemia evidentemente disastrosa.

La grossa differenza che distingue gli inglesi, è che questi hanno memoria, oltre che capacità di giudizio, quindi di fronte a promesse di aiuto alle categorie piumino difficoltà, si aspettano “davvero” che i provvedimenti prendano questa strada.

Che dire poi del Covid? Il Paese ha ben presente l’uscita del Premier quando ancora le avvisaglie della pandemia non erano arrivate sull’Isola, così come è ormai assodato, presso l’opinione pubblica, il pressapochismo e l’incapacità dei Conservatori nel gestire il problema, con decisioni che cambiavano radicalmente da un giorno all’altro, senza una logica di continuità, un po’ quello,che abbiamo visto in molte parti d’Italia, con conseguente elevatissimo tasso di mortalità.

In Inghilterra vince il pragmatismo, la competenza, la capacità gestionale, anche commettendo errori, e sotto questo punto di vista il buon Boris non è che abbia brillato e sotto questo aspetto non ci sarebbe da stupirsi che la sua stella diventi presto una lampadina bruciata.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Getty Image

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