Bill Clinton è nato il 19 agosto 1946 ad Hope Arkansas. William J. Clinton è stato il più giovane presidente degli Stati Uniti dopo John F. Kennedy. I successi ottenuti in politica dall’ex presidente sono stati tutti in salita e meritati. Si può dire infatti che, come tanti uomini, si è fatto da solo, come nella migliore tradizione del “sogno americano” e del self made man. La tragedia lo colpisce quando è ancora in fasce: tre mesi dopo la sua nascita il padre muore in un incidente stradale. Dopo quattro anni di solitudine la madre sposa Roger Clinton, da cui William prende il cognome.

Varca la soglia della Casa Bianca il 22 luglio del 1963, quando ancora non ha compiuto diciassette anni. Promettente giovane di Hope, studente di sassofono per diletto, si trova in visita a Washington assieme alla Boys Nation, un’organizzazione che si propone di stimolare il senso civico della gioventù americana. Durante una visita al Rose Garden incontra il presidente in carica John Fitzgerald Kennedy, ed è tra i pochi del gruppo che riescono a stringergli la mano. Da quell’istante, narra una leggenda spruzzata di una vena di romanticismo, Bill Clinton riconosce il suo destino, quello che avrebbe voluto da grande.

Nel 1976 è eletto procuratore dell’Arkansas e due anni dopo diventa il più giovane governatore degli Stati Uniti, sempre nello stato che gli ha dato i natali. Durante il suo mandato punta al miglioramento del sistema di istruzione pubblica e alla realizzazione di grandi opere pubbliche. Il 27 febbraio 1980 nasce Chelsea Victoria, primogenita di casa Clinton. Alla scadenza del suo incarico governativo si ripropone agli elettori, ma perde la corsa contro il repubblicano Frank White. Clinton non demorde, non molla la preda sorretto anche dalla moglie e le successive elezioni in Arkansas lo ritrovano candidato. Viene rieletto nel 1982: mantiene la carica fino al 1992. Ancora una volta il suo obiettivo principale come governatore è migliorare la qualità dell’istruzione nello stato. Alza i salari agli insegnanti, incoraggia i genitori a partecipare all’istruzione dei loro figli.

Nell’autunno del 1991 Bill Clinton si convince che il Paese ha bisogno di qualcuno con vedute e programmi nuovi e pensa di essere l’uomo giusto per conquistare la Casa Bianca e vedere realizzare quel sogno di quando era studente.

Porta il suo messaggio alla grande mela andando di porta in porta, parlando con tutte le persone che incontra e apparendo in molti talk show televisivi. I democratici decidono di appoggiare la sua candidatura e lui sceglie il senatore Al Gore del Tennessee come vice presidente. Insieme girano l’America in pullman per incontrare la gente e ascoltare le loro lamentele, le loro proposte e le loro speranze per il futuro. Non a caso, “la gente prima di tutto” diventerà lo slogan della loro campagna elettorale.

Il 20 Gennaio 1992 Bill Clinton diventa il 42esimo presidente degli Stati Uniti, battendo George Bush sr. Per la prima volta dopo dodici anni la Casa Bianca e il congresso sono controllati dallo stesso partito. Nel 1996 il team Clinton-Gore si presenta per la rielezione e il 5 novembre 1996 gli americani confermano la loro fiducia. Ma gli scandali Whiterwater prima e Sexigate dopo, sono alle porte. E’ soprattutto la relazione con la stagista Monica Lewinsky a scuotere la sua presidenza, anche se Clinton userà tutti i mezzi per deviare le attenzioni dell’opinione pubblica su questioni più “alte”.

In politica interna concentra gli sforzi dell’Amministrazione nel miglioramento della qualità della vita e nel tentativo di creare nuovi posti di lavoro. Ottiene l’approvazione del Congresso su un piano di massiccia riduzione del deficit; vara un taglio delle tasse per i piccoli imprenditori e le classi lavoratrici in difficoltà. Promuove il Family and Medical Leave Act che mira a proteggere il lavoro di genitori con figli malati, una riforma scolastica, un nuovo piano per la sanità e un durissimo programma contro il crimine e la violenza. Sigla inoltre un accordo sull’abolizione delle barriere per il commercio con il Messico.
La sua politica estera fa dell’America il “gendarme del mondo”.

Sostiene un programma di aiuti per la Russia, accoglie le richieste europee di un intervento americano in Bosnia. Mentre il tentativo di creare un accordo di pace in Medio Oriente è un obiettivo perseguito fino agli ultimi giorni del suo incarico.

Nell’ultima parte del suo mandato Clinton si è dedicato alla campagna presidenziale del suo vicepresidente Al Gore, poi sconfitto di misura dal repubblicano George W. Bush, e a quella della moglie Hillary, eletta senatore dello Stato di New York.

Lo scorso anno ha subito un brutto intervento, il suo aspetto è molto cambiato, ma l’amore per l’America, il suo popolo senza distinzione di pelle è rimasto immutato

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Imagoeconomica

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