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BERRETTINI CAVENDISH E ….

Sarà l’effetto Europei ad aver “spinto” Matteo Berrettini ad essere il primo Italiano che raggiunge la finale di Wimbledon? Sul fronte inglese c’è invece da registrare la quarta vittoria al Tour di Mark Cavendish, nativo dell’isola di Man, che raggiunge il grandissimo Eddy Merck a quota 34.

Ora, non si possono certo paragonare le due cose, i due sport e neppure gli atleti, anche perché l’inglese ha 36 anni, contro i 25 di Matteo, però di questi tempi Inghilterra-Italia è quasi una moda e quindi perché non collegare in qualche modo i loro exploit?

Cavendish era dato da tempo per finito, quasi dimenticato dopo aver vinto su qualsiasi traguardo, persino Mondiale, poi è arrivata la Deceuninck a consegnargli una maglietta ed una bicicletta, in pratica a rimetterlo in sella, per vincere.
E lui è rinato, prima quattro tappe al Giro di Turchia, poi a sorpresa, negli otto del Tour e qui …. Una, due, tre, quattro vittorie ed il record di Merckx eguagliato, con ancora un paio di possibilità per fare meglio di Eddy!

Vero, come ha detto lo stesso campione belga, che paragonare o confrontare le vittorie dei due è solo un gioco, una statistica numerica, però alla fine una vittoria è sempre una vittoria, ottenuta da ciascuno secondo le proprie caratteristiche e …. Mai facile in assoluto.

Matteo Berrettini è invece un giovane, numero nove ATP, con una carriera davanti ed un’impresa come quella londinese può essere la svolta della medesima, un’iniezione di fiducia che potrebbe andare al di là della vittoria nel prestigioso tempio del tennis mondiale.
Vincere o perdere può essere un dettaglio, come per la Nazionale di Mancini, perché non cambierà di una virgola il domani, il percorso intrapreso, di crescita e di consapevolezza della propria forza.

Il record di Cavendish non lo farà diventare capace di vincere il Tour, così come per Berrettini e per la Nazionale ci sarà sempre una prossima occasione di vincere, di salire in cima a quella montagna che si chiama vittoria; però per tutti ci sarà motivo di gioire, di essere orgogliosi, che sia la parte finale oppure una delle tante tappe di una storia sportiva.

Ciclismo, tennis, calcio, insegnano che c’è sempre un domani, una nuova occasione, magari per vincere, sicuramente per crescere.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Lapresse

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