Si è svolto giovedì 23 novembre presso il Teatro cesenate Alessandro Bonci una performance dal titolo: “Musica in Bianco e Nero“. La serata si colloca nella programmazione della stagione 2023/2024 del Teatro Nazionale ERT con sede a Modena, con la direzione di Valter Malosti.

La serata ha visto protagonista il pianista milanese Antonio Zambrini in un’esecuzione di improvvisazione in piano solo con due capolavori del cinema muto; due pellicole interpretate dall’attore regista Buster Keaton e realizzato in collaborazione con la Fondazione Cineteca di Bologna. Le due pellicole sono state dedicate a due capolavori del Cinema muto “La Pallan°13″ del 1924 e ‘One Week” del 1920.

Il pubblico ha apprezzato la performance del pianista sulle immagini delle pellicole restaurate e ha potuto vedere così uno spettacolo inedito per un teatro rinomato al classico, dove si esibiscono artisti di Musica Classica, balletti e compagnie di prosa. Chi ha partecipato alla serata si è immerso con la fantasia in un tempo lontano andando indietro con gli anni Dieci e Venti del secolo scorso, divertendosi e ascoltando la tipica musica di improvvisazione chiamata Rag-Time. Ricorderete il pianista Jelly Roll Morton!!!! Io stile diede vita al jazz.

Un viaggio a ritroso nel tempo, all’epoca dei divi del cinema muto, quando i pianisti, gli organisti e le intere orchestre accompagnavano le proiezioni sia nelle sale cinematografiche sia nei teatri. Questo genere, nasce come musica da ballo nei quartieri a luci rosse in alcune città statunitensi, tra Sain Louis e New Orleans, in Louisiana. Raggiunse la massima notorietà tra la fine del XIX secolo e i primi due decenni del XX secolo. Il Rag-Time suonato prevalentemente al pianoforte sullo stile Honky-Tonk, questo stile appare una sorta di “appello nostalgico“, che è l’aspetto in qualche modo rivoluzionario che i revivalisti della Costa Occidentale avevano enfatizzato nella loro musica. Per loro questo Rag-Time rappresentava un radicale allontanamento dalla futilità dello Show-Biz. Avevano abbracciato questo vecchio sound afro-americano nella loro ribellione poiché esso risultava per natura una musica di protesta o quantomeno un mezzo di espressione personale.

[…]”. “[…] Il Rag-Time proviene dalla Musica afro-americana di fine Ottocento, come discendente diretto delle marce e dei balli suonati dalle bande musicali nere. All’inizio del Ventesimo secolo era ormai diventato ampiamente popolare in America del Nord ed era ascoltato e ballato, suonato e scritto da gente di molte culture differenti. Stile musicale prettamente americano. Il Rag-Time può essere considerato una sintesi di sincope africana e di Musica Classica europea con particolare riferimento alle marce rese popolari da John Philip Sousa, compositore e direttore di banda statunitense del periodo tardo romantico, conosciuto soprattutto per le sue marce. A causa della sua grande rilevanza nell’ambito musicale del Rag-Time è ricordato come “The Marchs King – Il Re delle Marce”. A lui si deve l’invenzione dello strumento musicale il sassofono, una sorta di basso tuba, che porta per l’appunto il suo nome[…]”. “[…].

I neri chiamavano ragging il loro modo di danzare, battendo i piedi e rag la danza, Rag-Time l’eteralmente tradotto dall’inglese all’italiano significa Tempo-Strappato. Nella musica Rag-Time le funzioni del benjo sono molto evidenti e la divisione di una delle battute in due note brevi di può far risalire al battito delle mani”. “… Era insita una ritmica sincopata che essi [i neri] trasformarono sul banjo, sulla chitarra e sul pianoforte. Questo tipo di musica venne poi chiamata Rag-Time, da un critico bianco, il quale non si rese conto di avere trovato il nome nemmeno quando ormai altri critici e il pubblico lo usavano normalmente”. (Rupert Hughes critico statunitense – 1899).

Antonio Zambrini è un pianista e compositore milanese egli ha nella sua anima anche lo stile della Musica Jazz egli ha attirato l’attenzione della critica e di altri musicisti con le sue opere discografiche e le sue performance dal vivo. Attivo dalla metà degli anni Novanta, si è esibito come leader o sideman con numerosi musicisti di grande rilievo internazionale, tra i quali: Lee Konitz, Mark Murphy, William Parker, Tiziana Ghiglioni, Enrico Rava, Ron Horton, Nenna Frenlone, Hamid Drake, Claudio Fasoli, Tiziano Tononi, Ben Isonzo, Gabriele Mirabassi, Kyle Gregory Rita Marcotulli, Javier Girotto e tanti altri artisti. Antonio Zambrini è attualmente docente di ruolo presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, nella sezione del dipartimento di Musica Jazz.

Il pianista milanese, sì è imposto all’attenzione della critica con l’opera discografica “Antonia e altre canzoni“, pubblicata nel 1998, edita dalla label Splac (h) Records, quest’opera è stata recensita con grande favore su varie riviste specializzate, sia in Italia sia all’estero, e selezionato fra le migliori opere fonografiche prime italiane dalla giuria con il celebre premio l’ambito “Django d’Or“, il premio è stato consegnato al pianista dalla giuria sia francese che italiana. Sul magazine del mensile “Musica Jazz” del gennaio del 1999 seguito della diffusione dell’opera discografica, Antonio Zambrini è stato classificato dai critici al secondo posto nella graduatoria del 1998 dei migliori talenti nell’ambito degli artisti italiani che suonano Musica Jazz. Recentemente Zambrini è stato ospite di diversi programmi radiofonici tra i quali Radio3 RAI, programma dal titolo “L’invenzione a due Voci” dal programma di radiodiffusione della Rai “JazzClub“, da “Radio3 Suite” il brano “Crevalcore” dall’opera discografica “Antonia”, questo è stato inserito nell’opera celebrativa del ventennale del “Club le Scimmie” locale sito a Milano, accanto ai brani di musicisti come Enrico Rava, Paul Motion, Franco D’Andrea, Massimo Urbani

Le sue composizioni sono inoltre eseguite in concerto da alcuni importanti esponenti della nuova espressione della Musica Jazz come Stefano BollaniLucia Minetti e John Law, emergente pianista inglese che ha addirittura dedicato a Zambrini la sua ultima opera discografica “The Moment“. Antonio Zambrini ha studiato chitarra, flauto traverso, composizione e pianoforte, diplomandosi in direzione di coro presso il Conservatorio di Padova e in Musica Jazz presso il Conservatorio Arrigo Boito di Parma. Allievo dei Seminari Senesi di Jazz sia come flautista sia come pianista, ha scelto poi il pianoforte per proseguire la sua attività di artista. Inoltre con varie formazioni, ha suonato in numerosi Jazz Club, Festival e rassegne italiane, quali “Clusone Jazz”, negli anni 1995, ’97 e 1999, la rassegna “Jazz Italian a Finale Ligure nel 1995, il Festival Jazz di Varase ai Goardini Estensi sempre nel 1995 e nel 2002, il “Saudades” a Milano nel 1995, il “Festival internazionale – Parma Jazz – Frontiere” nel 1996 ed altri grandi festival di pregio sia in Italia che all’estero.

Il pianista inoltre ha collaborato con tanti musicisti tra i quali Claudio Fasoli, Emanuele Cisi, Stefano D’Anna, Roberto Bonati, Andrea Dulbecco. Collabora a dei progetti con la Cineteca Italiana di Milano e di altre città come quella di Bologna in tempi recenti, per la sonorizzazione improvvisata dal vivo, nelle rassegne dedicate al Cinema Muto. Antonio Zambrini insegna in diverse istituti musicali, e dirige dal 1999 i corsi estivi di improvvisazione e musica d’insieme presso gli “Stages Internetionals” di Orvieto“.

Inoltre il pianista ha composto ed eseguito, con la cantante Lucia Minetti, le musiche di un “Concerto per la Pace” tenutosi al Piccolo Teatro Studio di Milano, nel dicembre del 2002. Un anno dopo è stato invitato a chiudere due rassegne di concerti internazionali a Berlino in Germania: “Italian Jazz Player” e “Jazz Composers Night“. Il suo trio composto dal leader Antonio Zambrini al piano, Alex Arciniani al contrabbasso e Pasquale Fiore alla batteria. La formazione ha suonato musiche da film di celebri compositori italiani da Nino Rota e Fiorenzo Carpi, comprese alcune composizioni composte per i film del regista romagnolo Federico Fellini e poi Luigi Comencini, Francis Ford Coppola.

Antonio Zambrini prosegue la sua attività di artista regalando al pubblico ancora tante emozioni.

A cura di Alessandro Poletti – Foto Repertorio

Redazione IL POPOLANO

La Cesenate

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