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ANTONIO RECCHI LA SENTI QUESTA VOCE

Caro Antonio,
prima di te ebbi modo di conoscere tuo papà Angelo, una persona celestiale, corretta dentro e fuori dallo spogliatoio, che quando arrivò a Cesena per vestire la maglia numero 1, pensai che non era di Sassoferrato, ma un sudamericano e che la società bianconera di Romagna (quella storica, quella immensamente amata in varie parti del Mondo), avesse fatto un colpaccio alla Amarildo, Silas.
Tuo padre infatti, per me, aveva una certa somiglianza con Socrates appena tre anni più giovane del tuo genitore, essendo il dottore carioca nato nel 1954. Angelo aveva una buona visione tra i pali, in più era un vero trascinatore e aiutava in campo i giovani a crescere. Insomma il Cesena era un mix tra idoli e nuove speranze e i tifosi dagli anni settanta iniziarono frettolosamente ad aumentare a vista d’occhio.
L’ A.C. Cesena Spa condita da dirigenti intuitivi, da un presidente che nel sangue aveva l’Albana e il Sangiovese come Edmeo Lugaresi, erano capaci di fare calcio, di fare esplodere un vivaio invidiato in tutt’Italia.
L’A.C. Cesena Spa, insomma aveva giacca sartoriale e fazzoletto di seta con il simbolo del cavalluccio nel taschino, quello del cuore.
Sai che ti dico che quei tempi, caro amico mio, non sono svaniti, personalmente li condisco ogni sera nel mio studio, riguardandomi gli album dei ricordi e rileggendo gli innumerevoli articoli apparsi sul FORZA CESENA da parte dei più grandi giornalisti sportivi e dove certi “ruffiani” hanno iniziato il mestiere, leccandosi mio padre quando tra lui e il Cesena vi era un’amore viscerale indissolubile.

Caro Antonio,
leggo sempre ciò che pensi e ti lasci andare senza pifferi al collega Bertozzi. Non entro nei particolari. Ma in uno si.
So benissimo ciò che hai fatto per dare vita, luce, alla città sportiva. Il 22 Giugno del 2009, al tuo arrivo, mi sentivo sollevato, perchè in te rivedevo tuo padre. Credo di poter scrivere, che insieme abbiamo fatto molte cose positive…
Sai cosa mi è rimasto nel cuore… Te lo dico a bassa voce perchè le cornacchie sono sempre in vista…
Quando mi chiesi “Costa” presenta tu Do Prado alla stampa… Ecco vedi tutto torna, io che avevo accostato Angelo ad un Brasilero…! Il Mondo è strano.

Si, ma il bello, di quel periodo, sono state le tue intuizioni… Leggi qui: Francesco Antonioli, Luca Giunchi, Maurizio Lauro, Dario Biasi, Ezequiel Schelotto, Christian Bucchi, Giuseppe Greco, Guilherme Raymundo do Prado, Franco Chiavarini, Massimo Volta, Gianluca Segarelli, Marco Tattini, Marco Parolo, Giuseppe De Feudis, Luca Castiglia, Milan Đurić.

Eh! Uno squadrone plasmato al meglio da Bisolone che come sai, ho sempre chiamato il “Cinghiale di Porretta” e che a Villa Silvia non volava una mosca e persino le zanzare erano sparite. Te lo ricordi il Biso che vocione aveva, da Arena di Verona dove ci siamo portati a casa la serie B…

Caro Antonio,
sai cosa ti dico: Le nostre strade un giorno non lontano torneranno ad incontrarsi per costruire un calcio come lo abbiamo sempre voluto, condito anche da tante critiche, invidie… e poi tirati dentro la giostra del calcio in culo, ma in quei seggiolini non torneremo più… anzi dalla base ritroveremo la serie B e la serie A. E sai benissimo senza speculazioni, ma per il bene dei giovani e di tante persone, come le vecchie glorie spesso dimenticate dal modernismo fatiscente.

Dicono che quando si è convinti di un progetto serio, non nasce una rapa, ma un campo di fiori della vita, quelli che appunto nascono in Romagna…

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Valerio Casadei

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