Allarme sull’isola di Giava in Indonesia per il Monte Merapi che durante la notte di giovedì ha prodotto una enorme nube di cenere vulcanica costringendo all’evacuazione di circa 250 residenti, accolti in rifugi temporanei.

Con un fragore che è stato avvertito a diversi chilometri di distanza, intorno alla mezzanotte il vulcano ha rilasciato per almeno sette volte nuvole di cenere calda e flussi piroclastici, una miscela di roccia, lava e gas, che ha fluito fino a 5 chilometri lungo le sue pendici. Ai residenti che vivono ai piedi del Merapi è stato consigliato di stare almeno a 7 chilometri di distanza dalla bocca del cratere, consapevoli del rischio rappresentato al momento dall’eruzione.

Il monte Merapi, il cui nome significa letteralmente ‘montagna di fuoco, è il più attivo degli oltre 120 vulcani attivi in Indonesia e recentemente ha eruttato più volte con lava e nuvole di gas. Il Centro di Vulcanologia e mitigazione del rischio geologico ha mantenuto il livello di allerta (il secondo più alto di quattro) da quando il vulcano si è nuovamente risvegliato lo scorso novembre.

La montagna, che è alta 2.968 metri e ha eruttato 68 volte dal 1548, si trova vicino a Yogyakarta, un’antica città di diverse centinaia di migliaia di persone inserite in una grande area metropolitana. La città è anche un centro della cultura giavanese e sede di dinastie reali risalenti a secoli fa. L’ultima grande eruzione del Merapi nel 2010 causò 347 vittime e portò all’evacuazione di 20.000 abitanti.

L’Indonesia, un arcipelago dove vivono 270 milioni di persone, è particolarmente soggetta a terremoti e attività vulcanica perché si trova lungo l'”Anello di Fuoco“, una serie di faglie sismiche a forma di ferro di cavallo intorno all’Oceano Pacifico. L’ultima grave eruzione che ha colpito il paese risale al dicembre scorso quando il monte Semeru, il vulcano più alto di Giava, ha provocato 48 morti e 36 dispersi in alcuni villaggi che sono stati sepolti dal fango. Molti dei feriti avevano gravi ustioni e l’eruzione ha danneggiato 5.200 case ed edifici.

A cura di Pietro Ceccolini – Foto

Redazione IL POPOLANO

La Cesenate

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