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ADDIO A GIAMPIERO BONIPERTI

Il suo ultimo viaggio lo ha iniziato come faceva solitamente, in silenzio, senza quasi farsene accorgere, tanto una volta giunto davanti il Padreterno sarà tornato il “Presidente“, o magari il calciatore che si faceva pagare (anche) scegliendo un bovino da aggiungere nel suo allevamento, ed ovviamente era una mucca gravida ….
Che viaggio della vita è stato quello di Giampiero Boniperti, un viaggio che, in bianconero, è durato quasi cinquant’anni, spesi in campo e dietro la scrivania, vincendo da calciatore e da dirigente, perché come diceva: “alla Juve non è importante vincere, ma l’unica cosa che conta”!

Il calciatore arrivava dal novarese, Barengo per la precisione, e la Juventus è stata il suo amore sin da bambino, un sogno che ha coronato vestendone la maglia per quasi cinquecento incontri ufficiali, dal 1946 al 1961, vincendo cinque Scudetti e due Coppe Italia; alla maglia bianconera ha aggiunto solo quella della Nazionale, con trent’otto presenze meno fortunate, dato che dopo la tragedia di Superga, la Nazionale incontrò un periodo di “magra”, uscendo al primo turno nei Mondiali del 1950 e 54, oltre a non riuscire a qualificarsi per quelli del 1958.

Poco dopo aver chiuso l’attività in campo, Boniperti tornò alla Juventus in qualità di dirigente, chiamato dalla famiglia Agnelli, per poi diventarne Presidente; un lungo periodo quello passato sulla tolda bianconera, dal 1971 al 1990, un periodo nuovamente vincente, in cui mostrò di essere forse persino più bravo dietro la scrivania che in campo.

Inutile adesso elencare vittorie, calciatori acquistati, allenatori diventati grandi sotto la sua egida, il numero occuperebbe minuti e minuti di lettura, mentre lui era uomo spiccio, non solo nel dribblare i giornalisti e lasciare quel sorrisino ironico quando si allontanava dallo stadio alla fine del primo tempo di ogni partita; spiccio ma deciso, tanto che arrivare alla Juve voleva dire sottostare a regole precise, di comportamento fuori e dentro il campo, e poco importava che davanti a lui ci fosse un ragazzino oppure un Campione del Mondo, il “trattamento” era identico!

Nel 1990, dopo una stagione non fortunatissima per la sua Juve, decise di dare le dimissioni, ma certo non si poteva stare senza il suo carisma, la sua enorme competenza, tanto che un anno dopo tornò nel ruolo di Amministratore Delegato, sino al 1994, quando fu eletto al Parlamento Europeo.
Nel 2006, dopo Calciopoli, fu nuovamente Juventus, come Presidente Onorario, ma con l’incarico di seguire la “ricostruzione”, per dare vita ad un nuovo progetto vincente, perché vincere non è importante, ma l’unica cosa che conta.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Juventus.com

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