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ADDIO A ELIO PANDOLFI

“Mia madre capì da subito che ero diverso dagli altri bambini – ricorda – inventavo commedie, recitavo versi da me composti, cantavo e ballavo nel cortile della scuola. Nel 1940, mi esibii per la prima volta in un’operetta famosa ‘Al cavallino bianco’. Lo spettacolo si tenne nel teatrino della mia parrocchia. Mi sentivo attore nato. Non era una scelta. Dovevo assolutamente fare l’attore. A tutti i costi!”. Così si raccontava Elio Pandolfi in una delle tante interviste, raccontava del suo amore per il teatro lui che fu attore poi doppiatore, cantante e ballerino.

Questa notte – come comunicato dalla famiglia – si è spento nella sua casa romana, aveva 95 anni.

Nato a Roma (il 17 giugno del 1926) da una famiglia numerosa, terzo di quattro figli, si diplomò all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma. Il suo debutto avvenne a Venezia nel 1948 come mimo-ballerino in Les malheurs d’Orphée di Milhaud, da lì la sua carriera è stata fulgida e fittissima. Sempre nel 1948 entrò con Orazio Costa al Piccolo Teatro della Capitale. Alla radio approdò nel 1949, scritturato da Nino Meloni per la Compagnia del teatro comico musicale di Roma. Poi ci tornò in tarda età come conduttore di Hollywood Party a Radio3 dove raccontava del cinema di ieri e di oggi e delle sue celebri amicizie: quella con Marcello Mastroianni, Bice Valori prima di tutto, e poi molti altri ancora.

Dalla fine degli anni 1940 partecipò a trasmissioni di rivista tra le quali ‘La Bisarca’ di Garinei e Giovannini (1949-51) a ‘Briscola’ di Puntoni e Verde (1949-51), dal ‘Giringiro’ (1951) a ‘Caccia al tesoro’ (1952-54) di Garinei e Giovannini, da ‘La canasta’ di Fiorentini a ‘Rosso e nero’ con Corrado (1951-57) e ‘Campo de’ Fiori‘, diretto da Giovanni Gigliozzi (1955). Luchino Visconti lo scelse per interpretare il ruolo del cantante castrato nello spettacolo teatrale ‘L’impresario delle Smirne‘, insieme a Rina Morelli. Nel 1954 debuttò anche come cantante nell’operetta di Alfredo Cuscinà ‘La barca dei comici’, per poi dedicarsi all’attività teatrale con personaggi che hanno fatto la storia del varietà italiano come Wanda Osiris, Carlo Dapporto, Lauretta Masiero, Febo Conti e Antonella Steni. Negli anni 1960 prese parte con Dino Verde a numerose trasmissioni radiofoniche di varietà, fra cui ‘Urgentissimo’, ‘Scanzonatissimo’, con Antonella Steni e Alighiero Noschese, ‘I discoli per l’estate’ (1974-75) e ‘20.30 Express’, insieme alla Steni.

Come doppiatore è stato la voce italiana dell’attore francese Jacques Dufilho in tutti i film della serie sul Colonnello Buttiglione. Ma quella che il grande pubblico ricorda di più è quella di Stanlio della celebre coppia Laurel & Hardy, assieme a Pino Locchi che dava la voce a Ollio e anche in alcuni ridoppiaggi tra i quali quelli di Allegri eroi (1957) e La bomba comica (1958). Ha doppiato anche per Disney: Paperino, nei cartoni degli anni sessanta e settanta come seconda voce alternato a Oreste Lionello, e Le tont ne La bella e la bestia.

Negli anni 1960 e 1970, Elio Pandolfi doppiò anche Daffy Duck, come la seconda voce nei cortometraggi dei Looney Tunes e Merrie Melodies. Negli anni settanta, tra gli impegni teatrali (‘Alleluja brava gente’ di Garinei e Giovannini, 1970; ‘Le femmine Puntigliose’ Goldoni. Regia di Giuseppe Patroni Griffi (1977) ‘Il vizietto’ di Salce, 1979) e televisivi (vari spettacoli e romanzi sceneggiati), continuò a partecipare ad alcune trasmissioni radiofoniche come ‘Il fischiatutto’ (1971) e ‘Lei non sa chi sono io! ‘(1972). A cavallo tra gli anni ’80 e ’90 tornò ad essere molto attivo in teatro. Nel Teatro Lirico Giuseppe Verdi nel 1988 Njegus ne ‘La vedova allegra’ con Daniela Mazzucato, Roberto Frontali e Luciana Serra, nel 1992 L’Imperatore Francesco Giuseppe in ‘Parata di primavera’ (Frühjahrsparade) di Robert Stolz, nel 1993 Gioacchino XIII Principe di Flausenthurn in ‘Sogno di un valzer’ di Oscar Straus con José Cura per la regia di Massimo Scaglione, nel 2002 Toby Gutter in ‘Scugnizza’ con Gennaro Cannavacciuolo, nel 2005 il Narratore in ‘Gasparone’ di Karl Millöcker e nel 2008 Il capo degli eunuchi ne ‘Il paese del sorriso’ con Silvia Dalla Benetta.

Tra il 2004 e il 2005 prodotto da Teatro Il Primo di Arnolfo Petri si dedica all’operetta, interpretando col Maestro Marco Scolastra due recital musicali, ‘Operetta mon amour’ (2004) e ‘Le Vispe Terese’ (2005). Nello stesso biennio assume la direzione artistica del Premio Nike per il Teatro e della Accademia Primostudio diretta dallo stesso Petri. Nel 2016 è stato premiato alla casa del Cinema di Roma, con il Nastro d’argento alla carriera per il documentario a lui stesso dedicato dal titolo “A qualcuno piacerà”, diretto da Caterina Taricano e Claudio De Pasqualis anche lui voce di Hollywood Party. La stessa Caterina Taricano ha dedicato a Pandolfi una monografia, “Elio Pandolfi che spettacolo”, uscita nel 2017 per l’editore Gremese, da non perdere. Tra i film in cui recita ci sono: ‘Perdonami! ‘, regia di Mario Costa (1953); ‘Totò lascia o raddoppia? ‘, regia di Camillo Mastrocinque (1956); ‘Il figlio del corsaro rosso’, regia di Primo Zeglio (1959); ‘La cento chilometri’, regia di Giulio Petroni (1959); ‘Noi duri’, regia di Camillo Mastrocinque (1960) e ‘Il magnifico avventuriero’, regia di Riccardo Freda.

“Con profonda tristezza apprendo della scomparsa di Elio Pandolfi, un grande attore e doppiatore italiano. Il mondo dello spettacolo piange oggi la scomparsa di un suo grande protagonista. Sono vicino alla famiglia in questa triste giornata”, ha detto il ministro della Cultura, Dario Franceschini alla notizia della scomparsa dell’attore romano. Nessun rimpianto, una “vita felice”. “I più grandi mi hanno sempre apprezzato, da Mastroianni a Bice Valori, da Lauretta Masiero a Paolo Ferrari per arrivare a Maurizio Costanzo e Paolo Limiti e oggi sono contento dei tanti spettacoli belli che ho fatto e un po’ orgoglioso anche delle due tesi di laurea – disse al compimento dei suoi 92 anni – che sono state scritte su di me, una di circa 500 pagine all’Università di Firenze ‘Elio Pandolfi, un’orchestra di voci, attore cantante e doppiatore’ e l’altra all’Università la Sapienza ‘Pandolfi nella tradizione dell’operetta, i suoi mille talenti'”.

Elio Pandolfi era dunque non solo un volto ma anche una voce molto amati dal pubblico fuori e dentro le sale, professionale e scrupoloso, metteva il cuore in quel che faceva. Il suo racconto mancherà.

A cura di Stefano Severini – Foto Imagoeconomica

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