Che nella prossima Serie A siano cinque i nuovi allenatori, può essere una situazione che ti fa aggiungere …. appena …. oppure che in fin dei conti, perché cambiare chi ha fatto bene?

In realtà l’analisi deve per forza essere più approfondita e può essere che le sostituzioni siano state spesso “forzose” e non in tutte le altre piazze manchino frizioni e mal di pancia assortiti.

Partendo dalle neo promosse, la sola ad aver cambiato è la Cremonese, che ha salutato Pecchia, andato all’ambizioso Parma, ma in B; mentre sulla panchina grigiorossa siederà l’ex Perugia Alvini, uno di cui si dice un gran bene, ma che pare avere più buona stampa che risultati positivi a suo favore.

Strana invece la situazione delle altre quattro, considerando che solo il Verona è arrivato nella parte sinistra della classifica, ma tutte hanno disputato un campionato in linea con le dichiarate ambizioni.
Altra stranezza è che solo ad Empoli si è deciso per la mancata conferma di Andreazzoli, in luogo di Paolo Zanetti, esonerato a poche giornate dal termine, dal retrocesso Venezia.

Che l’Empoli abbia disputato un girone di ritorno sottotono, dopo un’ottima andata, è vero, ma è altrettanto vero che Zanetti, è stato esonerato in laguna dopo dieci sconfitte consecutive e la sua formazione è crollata anch’essa dopo una buona prima parte di torneo.

Diversa invece la situazione dello Spezia, del Verona e dell’Udinese, dove sono stati Motta, Tudor e Cioffi a salutare, l’ultimo per approdare proprio a Verona; evidentemente non c’erano le condizioni tecniche (o magari economiche) per la prosecuzione di rapporti che parevano di reciproca soddisfazione, cosa che nel calcio non significa però molto.

Il resto del lotto proseguirà invece su strade conosciute, salvo clamorosi ribaltoni, sempre possibili, considerando che da più parti si vocifera di rapporti non proprio idilliaci tra presidenti e mister; le vedute non sempre collimano infatti, tra richieste di rinforzi e bilanci alquanto in rosso.

Non è un mistero che alla Juventus, a Napoli ed a Roma, sponda Lazio, non tutto sia “zucchero”, così come a Firenze, dove Italiano è stato confermato, ma dopo non poche discussioni, senza dimenticare Gasperini e L’Atalanta, o Juric al Torino, che esterna senza pensarci più di tanto, quando non viene accontentato o assecondato.

Certo i presidenti vorrebbero allenatori aziendalisti, che facciano bene con quello che offre la casa, ma è anche vero che è ben diverso che uno (il capo) parli di scudetto e l’allenatore di miracolo in caso di arrivo tra le prime quattro ….

Insomma, ad oggi salvo la panchina dello Spezia, dove il favorito pare essere Gotti, tutto sembra procedere per il meglio, ma anche se i raduni sono ormai prossimi, il mercato vero e proprio deve ancora iniziare, e chissà che non ci aspettino sorprese e scossoni oggi inimmaginabili.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Istock

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