A poco più di tre mesi dal ricovero per coronavirus, Piero Chiambretti è tornato a visitare l’ospedale Mauriziano di Torino, per partecipare ad una celebrazione laica dedicata alle vittime del covid-19.

Dal 15 marzo 2020, giorno del suo ricovero d’urgenza in ospedale insieme alla mamma Felicita (purtroppo non sopravvissuta al terribile virus), la vita di Chiambretti è cambiata.

“Sono stati loro a contattarmi, gli angeli del pronto soccorso – racconta il popolare conduttore nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa – non avrei potuto e voluto mancare. Quelle donne e quegli uomini sono la dimostrazione vivente di quanto sia assurdo tutto ciò che si racconta in giro sulla sanità pubblica”. Ma su quei giorni così dolorosi Chiambretti preferisce non tornare: “Non amo rendere pubblico quello che è privato. Dietro quelle due settimane in ospedale ci sono la malattia, la morte di mia madre, il senso della vita che è cambiato, il ripensamento delle mie scelte professionali.

È stata un’esperienza troppo personale, troppo dolorosa per renderla pubblica”. La mia vita è cambiata, non so se tornerò in tv – continua Chiambretti – e non ho ancora definito con Mediaset i programmi per la prossima stagione. Vorrei che l’anno nuovo portasse vita nuova.

Mi piacerebbe fare qualcosa che non ho mai fatto prima, di diverso”. Ad esempio? “Un programma in prima serata in cui i bambini si sostituiscono agli adulti. Si dice sempre che loro saranno i grandi di domani, ma molte volte sono già i grandi di oggi. Questa di massima sarebbe l’idea. Poi si sa, la televisione è peggio del calcio: tutti i giorni si cambia idea”.

articolo e foto a cura di Franco Buttaro

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