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MATTEI UN MOSAICO INCOMPLETO

Ricostruire dal dopoguerra ai tempi nostri la figura di un imprenditore illuminato come Enrico Mattei, sottopone davanti a ogni scrittore diversi interrogatici a partire dal cartello delle “sette sorelle”, per l’approvvigionamento petrolifero nei paesi arabi. Una collaborazione dell’Eni non solo per la crescita dell’Ente Nazionale Idrocarburi in Italia, ma sparsa in ogni angolo del mondo.

Mattei, il signore dell’oro nero, viene eletto, nel 1953 presidente dell’Eni, per la cui creazione si è molto battuto anche contro certi poteri politici, nonostante la stessa politica gli ha dato il potere di gestire la parte energetica dell’Italia.

Leggendo squarci della sua storia, si intuisce che è stato uno dei grandi protagonisti del “miracolo economico” italiano del Dopoguerra. Annoverato tra i cosiddetti “capitani coraggiosi”, termine con cui si indicavano quei capitani d’industria che in un momento drammatico per il nostro Paese, hanno saputo con altruismo investire e creare grandi realtà in vari settori dell’economia.

Prima di diventare un personaggio di eccellenza nel panorama industriale del paese, Mattei inizia giovanissimo come verniciatore di letti di metallo nella fabbrica Scuriatti. In seguito entra come garzone alla conceria Fiore, di cui poi diventa uno dei collaboratori più stretti del titolare. Nel 1934 si mette in proprio e fonda l’Industria Chimica Lombarda, a Milano. La Guerra distrugge ogni speranza e Mattei, dopo essere entrato in contatto con circoli antifascisti, nel 1943 si unisce ai gruppi partigiani sulle montagne di Matelica.

Nel 1944 prende parte al Comando militare Alta Italia del Comitato di liberazione nazionale per conto della Democrazia Cristiana. La guerra finalmente termina e comincia la lentissima fase della ricostruzione. Alcide De Gasperi, allora presidente del Consiglio dei ministri, nomina Mattei nel 1945 commissario liquidatore dell’Agip (Azienda generale italiana petroli) che negli anni riuscirà a costruire molte colonie estive per i figli dei loro lavoratori.

Inizia subito un’opera di sfoltimento, di licenziamenti, di tagli e di trattative per la vendita degli impianti. Però si rende conto delle potenzialità dell’azienda e decide di fare non uno ma due passi indietro e di salvarla e rilanciarla, confortato anche dai ritrovamenti di metano in Val Padana dove nessuno avrei mai pensato, è una sua intuizione: raddoppia allora la perforazione dei pozzi e sfrutta al meglio le ricerche, riuscendo a ottenere finanziamenti da banche importanti, pure da privati. Segue anche personalmente il progetto di ristrutturazione dei distributori dell’Agip. Sua l’idea di rinnovarli con la creazione di vere e proprie aree di servizio, munite di bar, meccanico e altri elementi di supporto ai consumatori.

Dopo le lunghe trivellazioni Lui stesso dichiara: “Abbiamo iniziato una nuova formula. Paghiamo i diritti che pagano gli altri e in più coinvolgiamo il Paese produttore al 50% nella produzione e nello sviluppo delle proprie risorse”.

Ad inizi anni Sessanta l’Eni cresce con un ritmo incessante, elevato, nello stesso tempo però si aggiungono sempre più nemici. Mattei si appresta ad un altro grande colpo, preparando un accordo con la Esso.

Purtroppo il 27 ottobre 1962, di ritorno da un comizio pubblico tenuto in Sicilia a Gagliano Castelferrato, Enrico Mattei muore in un misterioso incidente aereo schiantandosi in provincia di Pavia.

Un episodio su cui si sono addensati molte perplessità, ma su cui non si è riusciti a stabilire una verità certa.

La sua perdita, ha lascito un vuoto incolmabile, ma anche una mentalità nuova, visionaria e che permette all’Italia di affermarsi a livello nazionale e internazionale e di gettare le basi per tutta l’economia industriale moderna fino agli incontri con di oggi con gli Emirati Arabi, Stati Uniti d’America e anni prima con Muʿammar Gheddafi, quel militare e dittatore rivoluzionario politico che gran parte del suo patrimonio venne investito non a caso in Italia.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto The Vision

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