Un capitano schivo, un giocatore con il senso della lealtà e della dignità, un talento mai sbandierato che amava il pallone e l’arte, cresciuto tra i campi di calcio di Tor Marancia e i musei.

Un solo scudetto vinto e quella finale di Coppa Campioni persa, rimasta dolore sotto pelle apostrofa Ansa.
Ma la Roma è sempre stata la sua vita, sia in campo che fuori trascinato tra gli abbracci di tanti tifosi giallorossi, aggiungo io in quadro dei ricordi, che in alto alla tela era raffigurata una “lupa” sempre affamata.

Poi l’incredibile arrivo a Cesena, con Antonello Venditti che non accetta e scrive Amore e tradimento visto il legame con il numero 10.

Certo la ROMA…gna non è ROMA, ma per Di Bartolomei quella strana stroncatura non gli era mai pesata, anzi da vero professionista con la maglia bianconera continuo’ ad incantare la vecchia Fiorita.

Agostino a distanza di 30 anni dalla sua morte lo ricordo come quel campione che per alcuni tratti non è stato inferiore a Pelé, non perché nato come goleador dal tiro potentissimo, ma semplicemente sapeva illuminare ogni azione al servizio dei compagni che nello spogliatoio lo avevano sempre osannato.

Mi pare indecoroso che il CESENA FC, non abbia fatto un comunicato a suo ricordo, sempre se esiste un legame con la vecchia storia del cavalluccio iniziata nel 1940.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Vittorio Calbucci 

 

Il Direttore Editoriale Carlo Costantini

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