Dalle nostre parti, come scriveva Cristiano Cavina nel libro “Nel Paese di Tolintesàc”, non si muore ci si avvia (invèja). Qualche giorno fa, Giuseppe Balzani, che per molti anni ha ricoperto il ruolo di elettricista manutentore del teatro “Alessandro Bonci”, si è avviato, con il passo breve e cadenzato di chi già conosce la sua meta, con destinazione paese dell’infinito.

È partito con discrezione, come era nel suo costume, lasciandomi sconfortato, avvolto nel mio desolante scoramento. Avevo conosciuto “Beppe” o “Geppo”, come lo chiamavano gli amici di Mercato Saraceno, alla fine degli anni novanta al teatro Bonci, luogo che fino al 2018 era stata la sua seconda casa e da subito mi impressionò la sua competenza, l’ingegno e l’intelligenza, che lo portava, con il solo equipaggiamento formato da pochi attrezzi e nastro adesivo, a risolveva problematiche tecniche alla maniera di Mc Gyver, realizzando anche opere dell’ingegno con oggetti e cose che scovava nel suo personale armadio degli oggetti recuperati.

Quel gran genio del mio amico, lui saprebbe cosa fare, lui saprebbe come aggiustare, con un cacciavite in mano fa miracoli” ho sempre pensato che anche Mogol lo avesse conosciuto e che lo avesse citato in questa canzone immortale. Durante le lunghe giornate invernali che trascorreva in teatro, mi parlava dei suoi viaggi, il Marocco era un luogo della tua anima, delle sue passioni, Don Milani e Raoul Follereau su tutti, delle persone speciali che aveva incontrato nel tuo percorso, Ersilio Tonini ad esempio e di tutti gli amici con i quali aveva condiviso il suo mondo fatto di lealtà, complicità, costruttività ma anche con opinioni, stili o culture diverse.

Ammetto che ho invidiato il suo metabolismo, capace di smaltire un migliaio di calorie in un paio d’ore e la sua gentilezza interiore che lo spingeva ad essere sempre e comunque disponibile in caso di bisogno. È stato bello averlo avuto come collega e amico per tanti anni, mi rimane il rammarico di aver procrastinato per tanto, troppo tempo, quella chiacchierata al Caffè Ragno. È colpa mia, di un tratto della mia personalità che spesso non mi consente di gestire il mio disagio emotivo. Ti chiedo scusa. Buon viaggio.

Sì, viaggiare, Mogol/Battisti, 1976

A cura di Marco Benazzi – Foto Redazione

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui