SAVERIO SENESE AVVOCATO DI FRANCESCO SCHETTINO

Sono trascorsi 11 anni, ma quelle immagini della Costa Concordia che si arena su un fianco sulle coste dell’Isola del Giglio sono ancora tremendamente davanti ai miei occhi: 32 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio perdono la vita. E, proprio ieri si è conclusa la vicenda giudiziaria legata al naufragio. Niente processo bis per Francesco Schettino, il comandante che era al timone del  transatlantico, condannato a sedici anni di reclusione.

La Corte di Cassazione ha infatti respinto  il ricorso della difesa contro l’ordinanza della Corte di Appello di Genova, che nel febbraio scorso negò la revisione del processo per il naufragio della nave. In attesa di conoscere le motivazioni (non ancora depositate) che hanno  spinto la Suprema Corte a non accogliere la richiesta di un nuovo processo, resta la delusione dei legali che hanno assistito Schettino, gli avvocatiSaverio Senese e Paola Astarita. “Non nascondo la mia amarezza – dichiara Senese al quotidiano ‘La Nazione’ che  oggi ha riportato la notizia – perché continuo a credere che la  condanna per il naufragio sia stata del tutto legittima e  comprensibile, ma quella per gli omicidi colposi e ancora più per l’abbandono della nave mi hanno lasciato molte incertezze. Ma prendiamo  atto che la parola fine è calata su questo caso che, a parer mio,  rimane un grande errore giudiziario“.

La difesa del comandante Schettino ha sottolineato nel  ricorso come, a suo parere, i giudici genovesi non abbiano preso in considerazione le nuove prove (un video e due consulenze tecniche) che erano state depositate in cancelleria. Limitandosi a dichiararle inammissibile “de plano“, cioè  senza entrare nel merito dei nuovi documenti. “In questo modo – si  legge nel ricorso alla Corte Suprema – si è preclusa l’analisi dovuta del grado di resistenza dell’intero quadro probatorio“. In particolare le nuove prove presentate a corredo dell’istanza di revisione del  processo – che ha condannato Schettino alla pena definitiva di 16 anni di reclusione, il 12 maggio del 2017 – riguardano la tenuta delle porte stagne, “vera responsabile del ribaltamento e affondamento della Concordia“, secondo le consulenze depositate dalla difesa, insieme al  mancato funzionamento del generatore diesel di emergenza.

Il Tribunale di Grosseto condannò Schettino l’11 febbraio 2015 e la  sentenza fu confermata dalla Corte d’Appello di Firenze un anno dopo e resa definitiva dalla Cassazione il 12 maggio 2017, giorno in cui l’ex comandante varcò il portone del carcere romano di Rebibbia. In questi  cinque anni e mezzo, Schettino ha già lasciato il carcere alcune volte con permessi premio e dallo scorso settembre sta beneficiando delle misure alternative, impegnato come archivista nella digitalizzazione degli atti della strage di Ustica.

Il Direttore Responsabile Simone Tripodi – Foto Imagoeconomica

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