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UN PICCOLO PELUCHE

Un piccolo peluche

Odo un chiacchiericcio loquace ed ironico vezzeggiare i beccucci di passerotti giocosi, appollaiati su di un ramo, che dondola mesto agli schiaffi del vento. Il mio sguardo li scorge e li osserva in un assembramento folle di baci ed abbracci
con quelle loro alette svelte e leggere coccolate da un timido raggio di sole.

Le danzanti ombre delle foglie verdi e pendule del grande albero che osservo giocano con i colori dei fiori di pesco, che sbocciano in un sorriso verso le timide formiche in processione lenta alla ricerca di cibo.
Due mici grigi sbucano da un cornicione attiguo leccandosi i baffi per cortesia reciproca in un contatto costante e continuo fino a cadere allacciati sull’erba in un miagolio di risate ed abbracci.

I piccoli ragni fuoriusciti dalle grondaie, impegnati a tessere la tela si danno voce con squittii impercettibili nel richiamare l’attenzione dei loro simili per un aperitivo condiviso senza limiti nello stringersi.
Un cagnolino sbuca lesto da una porticina di legno, che scorgo aprirsi e sbattere con un tonfo sordo sul muro di cemento della villetta, che si propone ai miei occhi al di là di un vetro.

Arruffato e saltellante come un saltimbanco ad una tavola rotonda in una favola d’altri tempi, si blocca all’improvviso quando si accorge della mia presenza solitaria, che soggiace accovacciata con i gomiti appoggiati al davanzale di una stretta finestra.
Ascolto un silenzio tombale sciogliersi nell’aria con la frequenza di un alito. L’energico piccolo peluche, con la frangetta sugli occhietti, improvvisamente inizia ad abbaiare con un inconsueto impeto.
Ballonzola a destra e a manca, proprio sotto di me, con un ritmo incessante e continuo, lasciando a se stesso solo lo spazio ed il tempo di pochi secondi per riprendere il respiro.

Ad un tratto il cagnolino, che pare adirato, si ferma e mi osserva.
Lo scruto intimidita e percepisco una strana sensazione d’angoscia, che mi avvolge e si trasforma in un attimo in un’umida rugiada, similmente ad una miriade di gocce di sudore, che dalla spina dorsale passeggiano languide come lumache fino alle caviglie e di punto in bianco mi sento mancare il respiro.

Ho la vaga impressione di essere ora osservata da tutto quel piccolo mondo, che mi circonda: i passerotti ancora con le ali intrecciate ed eccitati dall’ultimo bacio sono immobili sul ramo e mi guardano, le formiche in fila indiana pur sempre appiccicate hanno posizionato le loro piccole antenne sulle mie pupille, i due mici avvinghiati come ricci mi puntano gli occhietti seri e vispi similmente ai piccoli ragni, che ancora con l’aperitivo tra le zampette si strusciano e si toccano.
Il cagnolino non si perde d’animo e continua a scrutarmi.

Sembra volere attenzione alle sue prossime mosse. A piccoli balzi pare voglia farmi contare fino a “quattro”.
Lo osservo e noto quei quattro suoi salti continui e il suo consapevole fermarsi.
“Quattro … quattro … quattro… Cerco di entrare nei suoi panni mentre il mio sguardo si posa ad una rosa, appena sbocciata nel roseto che mi appartiene…”
Sento una fiamma illuminarmi la mente e come fosse una lava incandescente, asciugare quel mio sudore d’angoscia che mi aveva intrappolato il cuore.
“…Quattro salti… La rosa di maggio…”

“Oggi è il 4 maggio!”
Urlo a pieni polmoni a tutto quel piccolo mondo.
“Ecco cosa volevi dirmi dolce peluche!”
E’ l’inizio di un nuovo e diverso capitolo dello stesso libro della mia vita.
Le pagine sono colme di raccomandazioni incise da un pennino dall’inchiostro rosso fuoco, che simboleggia l’inferno se non sto attenta similmente all’amore per le altre persone nel rispetto delle distanze senza baci e abbracci, come state invece facendo voi piccoli esseri al di là del vetro, che ora sogghignate divertiti alle regole del Paese.
Un sorriso, un bacio e un ciao a tutti Voi.
Io indosso la mascherina se voglio andare via…mentre tu piccolo peluche continui a saltare giocoso e divertito.

A cura di Paola Marchi – Fotolia

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