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TU SCENDI DALLE STELLE…

Abbiamo tutti bisogno di Natale!
Il periodo si presta, la fiaba impera sempre in questi giorni e allora addentriamoci. Con l’attenzione al lieto fine.

“quando nascette Ninno a Betlemme/era notte pareva miezo juorno/ Maje le stelle – lustre e belle… il testo del canto è una perla poetico – religiosa, ascoltando questo” tu scendi dalle stelle”, non possiamo che essere catapultati nella “notte santa” è la natura che parla, e questo passo davvero sembra ricordarci quelli francescani del Cantico delle creature.

Gli uccelli che cantano in una forma “tutta nova”, alla nascita del Salvatore.
Pura teologia, in poesia e musica!

Sono nata negli anni ’50, non molto tempo fa, dopotutto, ma mi sembra un’era geologica dal punto di vista dell’umanità che abita il pianeta.
Tra poco è Natale, ed è bello, per me, ricordarlo come era nei tempi passati, il tempo in cui eravamo “poveri”.
Ogni rito sacro era sempre pieno di fascino, il Natale era un occasione di partecipazione a una celebrazione che univa il divino all’umano, si preparava il presepe, allora l’albero non si usava, e in tante case veniva ricordata la Nascita di Gesù Bambino.
Nella notte santa si andava a Messa, e se al paesaggio si univa qualche fiocco di neve, se ne respirava la magia.
Riuniti attorno al camino, o al braciere, si tiravano fuori i fichi secchi, imbiancati di zucchero naturale, che diventavano ancora più squisiti quando venivano farciti con mandorle tostate o noci.
Non mancava il buon vino, a scaldare il corpo e il cuore!

Tutta questa semplicità, ci faceva sentire a nostro agio, e i doni che accompagnavano il Natale erano fatti di cose semplici che trovavamo vicino al presepe, o sotto il cuscino, la nonna mi raccontava che, ai suoi tempi, mandarini, qualche arancio, fichi secchi, qualche dattero, qualche mandorla, e le caramelle erano cose rare, che non tutti conoscevano.
I più piccoli leggevano” il sermone di Natale” ed era gioia!
Oggi il Natale non profuma più di poesia, la fede e’ stata sostituita dai beni di consumo, con cui ci illudiamo di poter comprare la felicita’.
Per me il Natale era “la possibilià’di sfiorare le mani di mio padre quando mi passava una statuina da mettere nel presepe…dietro quei “desideri buoni” c’era tutta la mia solitudine, ma anche tutta la bellezza del cuore che stupisce…”

Riflettendo sul “Natale oggi”, mi vien da dire che la sacralità di quei giorni è lentamente scivolata nell’immaginario tecnologico.
Da lì non è più riuscita a risollevarsi. L’adorazione del progresso tecnico, ed economico, ha frantumato il senso della collettività e dei suoi riti di rigenerazione dell’amore e del dono.
Oggi, bimbi annoiati di 9 o 10 anni, non hanno quasi più giocattoli nelle loro camerette, ma solo Playstation, Game Boy, e cellulari sofisticatissimi
Impulsi elettronici anzichè vibrazioni umane, fredde solitarie, asettiche piattaforme virtuali, anzichè reali e vocianti campi di gioco collettivo.
La tecnologia è ambigua.
Come dice Neil Postman “non è sempre chiaro, almeno nei primi stadi dell’intrusione di una tecnologia in una cultura, chi ne trarrà il maggior vantaggio, e chi perderà di più”.

Chi avrebbe immaginato che il ritratto della famiglia unita sorridente davanti alla tv, utilizzato dalla pubblicità degli anni Cinquanta e Sessanta, si sarebbe trasformato nella desolante realtà attuale, per cui ogni membro della stessa è nella sua camera davanti al suo programma preferito?
Ci stiamo lentamente isolando dalla maggior parte delle relazioni che danno senso all’esistenza.

Ma io vorrei concludere la fiaba con un suggerimento di lieto fine, e vorrei dire che vanno ripensati i doni che in un Natale di inizio terzo millennio vanno proposti ad una nuova umanità, nella speranza che essa riacquisisca quei valori che l’industrializzazione e la devastazione del progresso ha cancellato.
In questa visione, racconta la fiaba, che i regali più grandi che si possono fare ai bimbi oggi potrebbero essere: amici al posto di Play station, corse al posto di divani, genitori al posto di baby-sitter libertà e consapevolezza al posto di catene telefoniche, senso di giustizia e condivisione al posto di egoismo e prevaricazione e infine e soprattutto coerenze.
Regali per amore, appunto e non per smaltire un’assenza che duole!
Buon Natale!

Ecco il link della poesia NATALE copia e scarica
https://we.tl/t-muis2oQkq0

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Marco Iorio

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