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QUALE FUTURO PER LE LINEE AEREE?

Il Coronavirus ha aperto falle che saranno durissime da smaltire; salute a parte, non c’è un settore economico/industriale/finanziario lasciato indenne dalla pandemia e, purtroppo, siamo appena all’inizio, perché le ricadute negative sono in sviluppo e ci vorrà tempo per trovare i rimedi, ammesso ci si riesca.

I trasporti sono certamente stati tra i primi ad essere coinvolti dal virus abbattutosi repentinamente e senza distinguo sul nostro pianeta; muoversi è diventato presto impossibile, anche perchè qualunque fosse il mezzo utilizzato, poteva essere fautore di immediato contagio.

Così tutto fermo, per necessità o per “blocco”, e via alla più grande crisi di tutti i tempi, a partire da quello che per ultimo è diventato un mezzo di utilizzo a larga scala, ovvero l’aeroplano.

Non so se sia davvero così, dato che non sono un esperto, ma a sentire chi se ne intende, l’aereo sarebbe una fonte di possibile grande contagio a causa della ristrettezza degli spazi, oltre che per l’utilizzo della climatizzazione; ma se al primo problema si può in qualche modo ovviare, potete immaginare cosa sarebbe volare, magari per lunghe tratte, senza aria condizionata?
Ovviamente il primo problema che le Compagnie hanno dovuto affrontare è stato il blocco degli spostamenti, che tutti gli Stati prima o poi hanno messo in atto e che saranno parzialmente risolti dal prossimo 1 luglio, ma non da tutti e non per tutte le destinazioni.

Questo ha scatenato naturalmente una crisi settoriale senza precedenti, ben maggiore di quanto avessero rappresentato sia l’11 settembre che altri momenti problematici, con una diminuzione dei voli, nel primo trimestre, del 99,5% dei passeggeri, ovvero meno di 150.000 persone rispetto ai 42 milioni abbondanti previsti.
Nessun vettore ne è uscito indenne, neppure la Lufthansa, che senza i circa 9 miliardi di aiuti (la Compagnia è in parte statale) avrebbe dovuto dichiarare bancarotta; medesimo discorso vale per Air France/KLM, anche qui Francia ed Olanda partecipano nella Compagnia e gli aiuti sono ammontato a circa 10 miliardi.

Altri casi sono l’inglese British Airways che ha deciso di mettere all’asta una parte delle opere d’arte di proprietà, considerando che la I.A.G., il Consorzio di cui B.A. fa parte, ha stimato in circa 1,68 miliardi di euro le perdite del primo trimestre 2020.

Malissimo è andata anche per Norvegia Air, che manda in volo solo 7 dei suoi 147 velivoli, per tratte interne con voli sovvenzionata dallo Stato; lasciando a casa 7.300 dipendenti (il 90% del totale) , con indicazioni di ripresa non anteriori al 2021.

Come visto da questi dati nessuno si salva, comprese le compagnie come la Ryanair, che vuole riprendere ad operare senza nessuna limitazione circa distanziamento e conseguente riduzione dei posti, procedendo inoltre, come faranno tutti, ad un aumento dei prezzi dei biglietti ed un ulteriore taglio dei servizi offerti a bordo e non solo.

Per ultima ho lasciato la “derelitta” Alitalia, che è costata, nei soli ultimi tre anni, oltre 2 miliardi, costi ovviamente sostenuti dai contribuenti italiani; la nostra Compagnia nel mese di aprile ha subito un calo del fatturato pari al 97%, quantificabile in 5 milioni di euro.

Oggi, quella che è diventata una cloaca di debiti, vale appena il 2% dei voli europei, ben distante dall’oltre 8% Di Air France/KLM, per non dire dell’oltre 14% di Lufthansa!
Dati che se confrontati con i 10 milioni di passeggeri del 1982 ed il 38,7% di passeggeri internazionali del 1993 (terza compagnia europea dopo Lufthansa e British Airways) fanno sorgere spontanee due domande: come è possibile una gestione così vergognosa, e perché tenere in vita a tutti i costi un’azienda che da trent’anni a questa parte genera solo debiti? Se la risposta è “per i posti di lavoro”, andrebbe spiegato che questi sono via via diminuiti, anche sotto l’aspetto salariale senza produrre alcunché di sostanzialmente vantaggioso, e dunque?

Il problema è enorme, dappertutto, ma si può stare certi di una cosa: magari per vedere un miglioramento generale, reale, non basteranno un paio di anni, ma in questo migliorare ci sarà anche Alitalia? L’ottimismo è il succo della vita, ma davvero scommetteremmo 1 centesimo su Alitalia contro 10 euro?

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Ansa

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