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IL PUNTO DEL DIRETTORE LA SERIE A

Dopo una settimana dedicata a Davide Astori, il pallone ha ricominciato a rotolare, non senza lo struggente saluto che su tutti i campi si è giustamente dedicato al capitano viola, esempio di un calcio fatto da grandi uomini, spesso sconosciuti o non apprezzati per ciò che valgono, e non da pseudo fuoriclasse bravi solo a combinarne di tutti i colori.
Il fine settimana è stato di quelli con il botto perché, pur tenendo conto che praticamente c’è un turno da recuperare, la Juventus è tornata in vetta alla classifica a danno di un Napoli che le sue partite le ha giocate tutte, ma dopo la sconfitta casalinga ad opera della Roma, non è riuscito a superare la “derelitta” Inter a San Siro.
Sono stanchi gli uomini di Sarri ed il campionato, al vertice, ha ormai delineato il futuro ed il settimo scudetto consecutivo bianconero? Presto per dirlo, ma certo che i bianconeri hanno ritrovato Dybala e battono (quasi) chiunque anche con le riserve, mentre Insigne e compagni cominciano a dare segni di stanchezza, plausibile per altro, visto che giocano sempre gli stessi.
Battendo l’Atalanta nel prossimo recupero dell’incontro rinviato a causa della neve, i bianconeri si troverebbero a più tre ed è difficile pensare che mollino, pur considerando gli impegni di Champions; in Italia è ormai assodato che bastano gli Sturaro per far paura ad avversari che se la giocano sempre a parole, ma poi in campo non ci mettono neppure voglia e furore agonistico di chi incontra l’avversaria più forte.
Al terzo posto, la Roma si sbarazza non senza difficoltà di un Torino che non vede l’ora finisca la stagione; la squadra di Mazzarri gioca un primo tempo in cui è il portiere giallorosso il protagonista, ma una volta in svantaggio non riesce a ribaltare la situazione, ed anzi, affonda.
La Roma si ritrova così a ribadire la vittoria di Napoli, consolidando un terzo posto che era ed è l’obiettivo massimo raggiungibile, e si prepara per il ritorno di Champions, contro un avversario battibile, contro cui sarebbe davvero un grande peccato sprecare l’occasione di raggiungere i quarti.

Non imitano la Roma, sia la Lazio che si salva all’ultimo secondo a Cagliari, che l’Inter impattante con il Napoli; i laziali come ormai solito, si lamentano dell’arbitro, mentre i nerazzurri la sfangano solo grazie agli errori degli attaccanti napoletani, ribadendo come sia assolutamente necessaria l’ennesima rifondazione, ammesso e non concesso che i cinesi abbiano voglia di spendere soldi che … ci sono davvero?

Intanto il Milan reduce da una batosta UEFA non proprio prevista e dall’aver gioco forza saltato il derby, che doveva essere stravinto (almeno a parole, ma anche l’Arsenal doveva essere strabattuto…) vince nella Genova rossoblu all’ultimo respiro e tiene in apprensione sia i cugini che la Lazio; certo, UEFA a parte, Gattuso è riuscito a cavare anche il sangue da parecchie rape, ma non è che la concorrenza sia poi proprio tutto sta gran cosa … o no?

Non segue i rossoneri la Sampdoria, che ne prende quattro a Crotone, facendo sembrare i rossoblu di Zenga, il Barcellona; naturalmente ci sta un calo, o più probabilmente la formazione di Giampaolo ha sin qui dato (e raccolto) al di là di quanto valga davvero, e basta che Quagliarella si fermi perché i risultati ne risentano immediatamente.

Chi invece non ha nessuna intenzione di fermarsi è l’Atalanta che sbanca Bologna; dopo il bel cammino nelle Coppe, i nerazzurri cercano una nuova impresa con ancora l’Europa come obiettivo e, trasferta di Torino a parte, hanno i mezzi per riuscirci, consapevoli che comunque vada sono ormai (senza troppe nuove vendite) una realtà del nostro calcio.

Con il pianto nel cuore vince la Fiorentina, che con i tre punti scavalca in classifica il Torino, proprio la formazione che affronterà nel prossimo turno; i viola, emozionati e con testa e cuore pieni di dolore, sono riusciti a superare il Benevento con una rete segnata dal sostituto di Astori. Il difficile per i viola arriva adesso, perché non sarà facile reggere al contraccolpo psicologico e morale che li attende.

Dietro i viola, Torino, Udinese, Bologna e Genoa, segnano il passo, ognuna con modi e prestazioni assortite, dipendenti anche dalle avversarie di giornata, ma tutte piuttosto deludenti, perché hai voglia a rilasciare dichiarazioni settimanali quando poi il campo dice cose del tutto diverse; dalle rispettive tutti giurano che occorre lavorare di più, ma se lo sanno perché…

La ventottesima infiamma ancora di più la lotta salvezza, perché a partire dall’Hellas che vince il derby, nessuno si arrende e se ne vedono di tutti i colori, cin Chievo e Sassuolo in caduta libera, quando ormai parevano essere fuori dai pericoli.

Le ultime settimane sono costate care alle formazioni di Maran e Iachini e pure il Cagliari, a quota 26, ha poco da scherzare; tolto il Benevento, mai in gioco, la retrocessione pare un terno al lotto, specie ora che la Spal ed il Verona danno segni di ripresa, mentre altre paiono avere un fiatone che non promette nulla di buono, se non un finale di stagione ancora tutto da scrivere.
Maurizio Vigliani

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