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POLVERIERA NAPOLI

Un tutti contro tutti di questo genere non lo si vedeva da tempo a Napoli ed al Napoli, bisogna tornare indietro di decenni per ricordare un “ambientino” così in subbuglio al San Paolo e dintorni, e dentro non manca proprio nessuno, dal Presidente all’ultimo dei tifosi, anche se questi possono protestare e fischiare, ma null’altro.
Tutto sembra iniziato con gli scarsi risultati, il ritiro ordinato dal patron e la decisione dei calciatori di tornarsene a casa anziché in albergo, dopo la partita di Champions contro il Salisburgo; in realtà, credo invece, che la situazione abbia radici ben più lontane e profonde, stando anche a quello che si legge e si sente dire da Napoli, con un fermento di situazioni rimandate, gente che vuole andarsene con il contratto in corso e trattative, per chi è in scadenza, che durano all’infinito e senza una soluzione.
Anche quelli che sono i rapporti con l’allenatore ed il suo staff sono tema di discussione, magari e non solo perché il vice di Ancelotti è il figlio di Carletto, e si sa che spesso il secondo è la persona più vicina alla squadra, allo spogliatoio, quello che raccoglie confessioni e mugugni, cose che paiono un tantino difficili se l’interlocutore è il figlio di chi magari non ti fa giocare o pensi di essere mal impiegato.

Probabile che anche questo legame di parentela, anomalo in un mondo come quello del calcio, specie a questi livelli, sia però solo il paravento dietro al quale stanno ben altre situazioni, anche perché bisognerebbe valutare le capacità effettive di Ancelotti senior più che il grado di parentela, oltre al fatto che non mi pare più il tempo in cui ci sia questo rapporto con l’allenatore in seconda e le lamentele coinvolgano gli agenti più che lo staff tecnico.
Certo la situazione è piuttosto delicata e divide, come sempre, anche addetti ai lavori e tifosi, ognuno con la propria “giusta” tesi, ognuno con la giusta soluzione, cosa che però non risolve le questioni azzurre, in attesa che ADL torni dai propri impegni di lavoro e metta mano alla situazione, alla sua maniera, come quando ha ordinato un ritiro che non è andato giù a nessuno, a partire dall’allenatore, ed è sfociato nella clamorosa protesta messa in atto dalla squadra, con il presidente lontano da Napoli!
Allenatore anch’egli sotto accusa e dunque vicino al licenziamento? Ancelotti non ha, o non ha più lo spogliatoio “in mano”? Difficile a dirsi, ma anche in questo caso penso si ragioni in modo un po’ troppo “vecchio”, come se il calcio fosse ancora quello del secolo scorso e tutto sia risolvibile con prendere i colpevoli ed appenderli all’attaccapanni, cosa improponibile al giorno d’oggi, anche se c’è qualcuno che non si accorto e non vede come si scende dal pullman oggi, cuffie in testa, ognuno per se e Dio per tutti.
Ho sentito una tesi, in vero interessante e condivisibile, secondo la quale il ciclo di un certo Napoli fosse finito due stagioni fa, dopo la sconfitta di Firenze che aveva regalato alla Juventus l’ennesimo scudetto ed agli azzurri l’ennesima occasione di rimpianto; in quel momento sarebbe dovuto iniziare un nuovo corso, rinunciando a calciatori che avevano dato molto, ma probabilmente toccato l’apice del loro rendimento e la cui cessione avrebbe portato introiti tali da permettere una rifondazione dolorosa quanto necessaria.
Il discorso in questione è giusto nella teoria, ma quasi mai praticato, perché rinunciare a chi tanto ha dato è sempre difficile e finisce immancabilmente per essere magari preso in considerazione ma altrettanto immancabilmente finisce in un cassetto; vero però che, laddove si opera in maniera oculata (e c’è sempre la componente fortuna che ci mette lo zampino), i risultati arrivano e non è difficile pensare all’Atalanta di questi anni che venduti i giovani di casa a prezzi stratosferici, ha messo su una rosa di buona caratura anche pescando elementi ritenuti finiti o in fase calante e raggiunto risultati che mai erano stati raggiunti.

A Napoli invece si è proseguito su di una strada conosciuta, anche se così si è arrivati a punti di non ritorno o comunque di gestione ai limiti del possibile, con mugugni di troppi singoli e fratture di quei gruppetti che in uno spogliatoio dove convivono venticinque/trenta persone, sono la norma, checché ne dica chi, probabilmente, non ha mai vissuto il lavorare insieme di tante persone, con momenti buoni ed altri che, con i risultati che non arrivano, invece portano a divisioni ed incomprensioni più che normali.
La via d’uscita qual è dunque? Vincere farebbe bene indubbiamente, anche se risolverebbe poco e solo momentaneamente, perché penso che la migliore soluzione sia quella di un taglio netto al passato per dare al Napoli la forza e la voglia di iniziare un nuovo ciclo ed un nuovo cammino, puntando su forze fresche e su chi ha la volontà di rimettersi in gioco e se questo significa salutare tanti dei giocatori che hanno fatto la storia recente, beh, prima o poi certe cose succedono e, forse, ripeto bisognava farlo prima e con maggior coraggio.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Lapresse

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