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NO PROTESTI IMPRENDITORI ONESTI

In arrivo emendamenti al decreto Cura Italia, per evitare i protesti e l’iscrizione in centrale rischi sugli gli assegni impagati per mancanza di fondi. Il governo deve immediatamente intervenire per non creare un disastro economico tra offerta e richiesta tra gli interscambi di merci e prodotti.

Nel Coronavirus c’è un’emergenza nell’emergenza. Con la restrizione agli spostamenti e la chiusura obbligatoria della maggior parte di fabbriche e negozi in tutta Italia molti imprenditori e commercianti si trovano in serie difficoltà: prima dell’emergenza Coronavirus avevano “dato fuori” in pagamento ai propri fornitori assegni postdatati, come spesso accade per affrontare i pagamenti con un po’ di respiro e anzitempo incassare. Adesso non riescono a onorare i loro debiti perché sono privi di liquidità avendo le attivitò, i negozi, i ristoranti, gli esercizi totalmente chiusi.

È una prassi contraria alla legge, ma diffusa e spesso tollerata nella pratica dei rapporti commerciali tra clienti e fornitori abituali. Ora, se quegli assegni venissero portati all’incasso, i conti correnti da cui sono stati tratti risulterebbero privi della provvista necessaria, cioè della somma sufficiente a coprirli e a consentirne il pagamento.

Si rischia inevitabilmente il protesto, che è molto grave per un imprenditore e comporta conseguenze durature e gravi, che vanno oltre le sanzioni pecuniarie previste e il possibile pignoramento dei beni per l’importo dell’assegno rimasto impagato, come la permanenza nel registro per cinque anni, l’impossibilità di emettere altri assegni e l’iscrizione nella Cai, la centrale di allarme interbancaria.

Il decreto Cura Italia, tra le numerose misure economiche a sostegno di imprese, lavoratori e famiglie, non contiene nessuna disposizione per fronteggiare questa particolare emergenza. Ora il deputato calabrese della Lega, Domenico Furgiuele, formula una proposta per “curare” anche queste situazioni.

Scrive il deputato in una nota, diffusa dall’agenzia stampa Adnkronos: “Gli assegni postdatati, sappiamo tutti che si tratta di strumenti che, pur non essendo pienamente regolari, sono diffusissimi a livello di piccole e medie imprese, che li impiegano nel pagamento delle forniture; essi sono poi accettati anche dalle banche che li scontano e li utilizzano per le anticipazioni. Pertanto, il decreto Cura Italia deve prevedere la temporanea impossibilità di elevare protesto commerciale dei titoli che risulteranno impagati a causa della temporanea mancanza di liquidità causata alle imprese dal prolungato periodo di chiusura”.

Altra “misura importante -prosegue il deputato – è la sospensione della distruzione delle imprese alla centrale rischi per tutte quelle aziende che già alla fine del mese potrebbero essere nella impossibilità materiale di onorare assegni e scadenze cambiarie. Ci sono imprenditori onesti che non possono permettersi lusso di subire anche la qualifica di cattivi pagatori con tutto quello che stanno passando. Queste esigenze devono essere recepite nel più breve tempo possibile, il tessuto produttivo non può attendere oltre”.

Quella di Furgiuele non è la prima proposta in tal senso: anche il governatore della Regione Sicilia, Nello Musumeci, aveva richiesto, all’indomani dell’emanazione del decreto Cura Italia, una sanatoria per gli assegni postdatati evitando i protesti e l’iscrizione nella black list.

«C’è tanta ipocrisia, nessuno ha il coraggio di dire come stanno le cose. In Sicilia, forse anche altrove, gran parte delle piccole imprese lavora e acquista merci con assegni postdatati. Con l’emergenza in corso, chi ha già consegnato con assegni postdatati a trenta giorni non può pagare. In questo momento vogliamo vedere in faccia la realtà?», scrive su Il Giornale di Sicilia.

E per dar seguito alle parole, Musumeci ha annunciato che la Regione Sicilia presenterà un apposito emendamento al decreto Cura-Italia, chiedendo una “sanatoria a termine”, una “sospensione di sei mesi”, perché gli assegni postdatati non vadano protestati durante il periodo emergenziale.

La Redazione giornalistica – Foto Marco Iorio

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