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MARCO CAPPATO, UN RADICALE

Combattere per ciò in cui si crede. Dare voce a chi non ce l’ha. Provare a cambiare le cose, se queste cose proprio non vanno. Questo dovrebbe fare la Politica, occuparsi delle persone, dei loro problemi, dei loro bisogni e delle loro libertà, e invece? E invece, spesso, troppo spesso, i diritti di tutti e le libertà per cui i nostri nonni hanno lottato, vengono violate in maniera quasi arbitraria. Marco Cappato (classe ’71), da Milano, è un politico italiano, che fa parte dei Radicali. E’ una persona a cui piace mettersi in gioco, mostrare la faccia, come si dice in questi casi, e soprattutto lottare per ciò che è giusto. Oltre a fare il Politico, è Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, promotore del Congresso mondiale per la libertà di ricerca e della campagna Eutanasia Legale. Tra un mese e mezzo inizierà il processo che lo vede imputato per l’aiuto al suicidio di Dj Fabo, una delle sue tante battaglie per quanto riguarda l’Eutanasia. Cappato, con il suo modo fermo ma deciso, ricorda un po’ il compianto Marco Pannella, un altro politico a cui non piaceva proprio starsene zitto e buono, seduto in un angolo.

Cappato, che cos’è per lei la politica?
‘Politica è pensare che siamo tutti sulla stessa barca, e quindi non limitarsi ad affrontare privatamente le proprie questioni personali.’

Da quanto è in politica?
‘Da un quarto di secolo faccio politica attivamente, ma anche prima, perché sono stato sempre un tipo curioso.’

Possiamo dire che ha raccolto l’eredità di Marco Pannella? Ha la sua stessa caparbietà e determinazione…
‘No. Di Pannella ce n’è uno, e non è falsa modestia la mia. Marco ha messo in pratica e trasformato strumenti come la nonviolenza politica, e lo ha fatto ai livelli dei grandi della storia. Se non ha raggiunto la fama di altri Capi di Stato o leader mondiali è perché non ha puntato a gestire il potere, nemmeno sulle conquiste che aveva lui stesso reso possibile. Anche per questo è impossibile una vera e propria ‘eredità’: il patrimonio di idee che ha lasciato è a disposizione di tutti coloro che vorranno usarlo, a partire dai non-radicali.’

Il suo impegno politico, le sue battaglie sociali, quanto sono importanti per lei?
‘Quanto basta per occuparmene…’

Possiamo dire che, ormai, solo i Radicali combattano per cambiare o almeno provare a cambiare le cose in questo paese? Gli altri partiti e movimenti rimangono un po’ troppo a guardare, non le sembra?
‘Nella politica ufficiale vedo poca spinta ideale e concreta alla soluzione dei problemi. Questo non significa che non ci sia molta azione sommersa, da parte di persone e gruppi che magari non sanno neanche che esistono i Radicali, e che invece potrebbero beneficiare della nostra esperienza e storia. In ogni caso, la nostra solitudine non è voluta, è subita come una condanna. Ci piacerebbe molto ci fossero altri a fare anche meglio di noi.’

Ricordiamo tutti la vicenda di Dj Fabo e quello che è successo dopo. Cosa mi può dire riguardo a questa storia. Sta per iniziare il processo, vero?
‘Sì, l’8 novembre. Sarà un’occasione per fare chiarezza su ciò che accade in Italia.’

Perché, secondo lei, la nostra società non riesce ad accettare se stessa? Fino a quando avremo bisogno di persone come lei per far aprire gli occhi alle persone?
‘La società è più che pronta, secondo me. La politica invece è in ritardo, perché la democrazia è svuotata nel gioco dei partiti, che seppellisce le persone, a partire dagli eletti stessi che contano molto meno delle burocrazie che ne rendono possibile l’elezione. Ci vorrebbe un rilancio degli strumenti di iniziativa popolare e referendaria, da poter attivare anche attraverso la rete, come chiede la legge di iniziativa popolare di Radicali italiani.’

L’Associazione Luca Coscioni organizza, a Torino, il suo XIV Congresso Scienza e Nonviolenza Disobbedienza Civile e Ricerca per Nuove Libertà. Se volete sapere le date e il programma di questo congresso, potete consultare il sito: www.associazionelucacoscioni.it/congressi/xiv-congresso.’

A cura di Nicola Luccarelli

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