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L’INSOSTENIBILE SOLITUDINE DELL’ESSERE

L’INSOSTENIBILE SOLITUDINE DELL’ESSERE

Ferma, in fila , al supermercato! Io, e tanti altri sconosciuti.
Ordinati, tutti, ognuno con la sua mascherina e i guanti alle mani. Silenzio, giovani, adulti, anziani.
Il tempo, che non ci bastava mai, si è improvvisamente dilatato.
La fila si muove lentamente, ognuno preso dai suoi pensieri. Barlumi di sogni che ci fanno uscire alla ricerca di una normalità che abbiamo perduto e che forse non avremo più’.

I nostri paradigmi sono stati rovesciati da un virus che si è preso le nostre vite, ma non il nostro tempo.
Ora siamo qui, in fila, avvolti nel nostro silenzio, non abbiamo più scuse, non solo con gli altri, prima di tutto con noi stessi.
IL tempo è nostro!
Cosa ne sarà di questa umanità, dopo?
Qualcuno già sostiene, che la metà degli italiani, è, o sarà presto alle prese con disturbi emotivi anche seri a causa di questa segregazione domestica e lo spettro dell’ansia, della depressione, del disagio psichico si affaccia su una popolazione chiusa, sì, tra le mura di casa, mai come prima d’ora così affollate delle stesse persone lungo tutto l’arco della giornata.

Cito al riguardo il pensiero di Fabrizio Starace, Presidente della societa’ di epidemiologia psichiatrica che afferma che “l’impatto dell’isolamento forzato sulla salute mentale colpisce tutti.” “Alla costrizione si somma la continua esposizione alle notizie sulla diffusione del virus, con un effetto deflagrante destinato prima o poi ad emergere”.
Starace teme un’ondata di disagio psichico di massa, e cita ricerche secondo le quali, “il 50% di chi vive in isolamento, sviluppa disturbi emotivi che incidono significativamente anche sulla risposta fisica al virus”.

Molto, ovvio, dipenderà dalla durata della segregazione, e dalle concrete condizioni dell’isolamento: presenza o no di spazi verdi, dimensioni dell’abitazione, qualità della convivenza familiare.
Lo psichiatra e saggista Eugenio Borgna che ha 89 anni e che il clima di tensione l’ha conosciuto da vicino, ci fa notare, in parallelo con la fuga dai nazisti del ’43 che la “grande differenza è che allora si combatteva con forti motivazioni ideali, e quello era un carburante formidabile per la speranza. Oggi e’ diverso

Gli italiani di oggi non conoscono la guerra e le carestie.
“Diritto alla salute”, e anche da una cultura che seleziona, tra i nascituri, i sani.
L’aspettativa di vita in Italia è tra le più alte al mondo.
Ci siamo abituati a pensare che la nostra vita è garantita.
E su questa “forma mentis” è precipitato di colpo un virus fortemente contagioso, talvolta mortale.
Un nemico invisibile, oscuro, simile a quello rappresentato da Kafka nei suoi libri.

L’irruzione della morte nel nostro orizzonte è uno shock violento.
E si tratta oltretutto di una morte improvvisa, qualcosa che ci trova disarmati.
Nelle nostre strade vuote si intravede qualcosa anche di non gradevole, che va al di là delle necessarie precauzioni, chi evita il prossimo come avesse la peste mostra il principio di una diserzione umana che rende ciechi e sordi.
Sembriamo anestetizzati!

E nel sentirsi minacciati, cresce l’aggressività, perchè si vede nell’altro un nemico mortale.
Sono dinamiche che occorre conoscere, per esserne consapevoli, e controllarle.
Che dire?
Cambieremo, e cambieremo in meglio?
Chissa’, facilmente, cessato il pericolo, negli uomini subentrera’ l’oblio.
Tutto dipedera’ da noi, ci sara’ sicuramente chi , in questo tempo di dolore avra’ colto l’occasione per stare piu’ attento, per ascoltare se stesso o l’altro più profondamente.
Certo è, che alcuni, dopo questa aspra prova, rinasceranno capaci di una nuova speranza.
Concedetemi la battuta: speriamo che non si tratti dei “soliti noti”!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Foto Shutterstock

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