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LA PANDEMIA IN EUROPA

Supera la quota shock di 40.000 la stima dei morti per coronavirus nel Regno Unito: largamente seconda al mondo dietro i soli Usa. Stando alle elaborazioni settimanali dell’Ons, l’Istat britannico, i decessi legati almeno come concausa al covid-19 censiti in Inghilterra e Galles al 9 maggio sono saliti a 35.044 e quelli rilevati fino al 3 in Scozia e Irlanda del nord a 3300. Sommando queste cifre a quelle dei morti contati giorno per giorno fino al 10 dal ministero della Sanità, rileva l’agenzia Pa, si arriva oltre 40.000.

Francia supera la Spagna per numero morti a 26.994
La Francia ha superato la Spagna per numero di morti per coronavirus ed è al quarto posto nel mondo dopo Usa, Gb e Italia. Oggi sono morte 348 persone, portando il totale a 26.994. Di questi, 17.003 sono le persone morte in ospedale e 9.988 nelle case di cura.

In Spagna i dati odierni sull’epidemia da coronavirus segnalano un lieve incremento sia del numero dei morti che dei contagi. I decessi sono 176 (ieri 123, numero più basso in due mesi) per un totale di 26.920. I nuovi casi di contagio sono 426 (ieri 373) per un totale di 227.436.

L’indice R, ovvero il tasso di contagio, “anche nei prossimi giorni potrebbe rimanere superiore all’1” in Germania, ossia con ogni nuovo infetto che in media contagia un’altra persona. Lo ha detto il vicepresidente del Robert Koch Institut, Lars Schaade, secondo il quale lo sviluppo della pandemia dovrebbe svilupparsi in un essere plateau. A detta di Schaade, possono essere proprio i piccoli focolai – come quelli registrati nei giorni scorsi in vari grandi macelli del Paese – a causare improvvise e rapide oscillazioni del ‘fattore R’. Che attualmente, per inciso, è lievemente inferiore all’1.

Nei giorni scorsi in Germania si è sviluppato un acceso dibattito perché per vari giorni consecutivo l’indice R era risalito fino a toccare l’1,13, e questo proprio dopo l’inizio dei primi allentamenti delle misure restrittive in tutti i Laender. Alcune località hanno in questi giorni superato la “linea rossa” indicata dalla cancelliera Angela Merkel e d’intesa con i governatori di 50 nuovi contagi ogni 100 mila abitanti, un “tetto” oltre il quale è obbligatorio fermare localmente le riaperture già in atto.

L’indice di riproduzione, ossia di contagio, “da solo non è decisivo per valutare la situazione attuale”, afferma ancora il vicepresidente dell’Rki. Sono altrettanto importanti, spiega Schaade, il numero delle nuove infezioni in confronto al giorno precedente così come la tenuta del sistema sanitario. D’altronde, erano stati la stessa cancelliera Merkel ed il presidente dell’Rki, Lothar Wieler, a definire l’indice R come decisivo per tenere bassa la curva dei contagi. “Con determinati presupposti” sono possibili le riaperture dei confini in Europa, aggiunge ancora il numero due del centro epidemiologico tedesco: in particolare è necessario che i Paesi vicini abbiamo presentino una simile evoluzione della pandemia al momento della riapertura. Sono 933 i nuovi casi di contagio segnalati oggi dal Koch Institut, portando il numero complessivo delle infezioni a 170.508. Il numero delle vittime è invece cresciuto in 24 ore di 116 unità a 7533.

Le autorità sanitarie dell’Olanda segnalano che da ieri si sono registrati 35 nuovi ricoveri, 54 morti e 196 positivi al coronavirus. In totale si contano 11.378 ricoveri, 5.510 decessi e 42.984 casi. L’istituto nazionale per la salute pubblica e l’ambiente olandese Rivm precisa che c’è un ritardo tra il giorno del ricovero o la morte e il giorno in cui questo è stato riportato e che le cifre corrispondono al quadro secondo cui le misure stanno funzionando.

“La cosa più importante è che i bimbi tornino a scuola. I bimbi sono felici di essere qui”: lo ha detto il ministro francese dell’istruzione, Jean-Michel Bòlanquer, visitando una scuola dell’Essonne, nell’hinterland parigino, nel giorno della progressiva riapertura delle scuole materne ed elementari in Francia. “Una delle nostre prime sfide – ha detto – è andare a cercare gli alunni più in difficoltà”, quelli che perdono i “punti di riferimento” e per cui la scuola resta un fondamentale appiglio. “E’ una questione di società, quando c’è magari il figlio di un vicino che getta la spugna, dobbiamo andare a prenderlo, spingerlo verso la scuola”, ha avvertito Blanquer.

A cura di Renato Lolli – Fotolia

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