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LA DEA NON E’ UN MIRACOLO

Nonostante i buonissimi risultati delle ultime quattro stagioni (compresa quella in corso) l’Atalanta per qualcuno è ancora un miracolo!
Sarà che ciascuno ha le proprie opinioni, e tutte sono rispettabili, ma continuare ad affermare che quelli ottenuti dal 2016 ad oggi sono risultati miracolosi, mi pare voler sminuire la bravura e le capacità si una Società che è arrivata ai vertici del calcio nazionale, e non solo, pur senza il seguito di molte delle squadre che poi finiscono dietro ai bergamaschi.

Evidentemente troppa gente guarda le vetrine senza sapere cosa c’è dentro il negozio, lasciandosi influenzare più che dalla realtà, dal flusso mediatico che ormai impera; senza considerare che per arrivare e rimanere ai vertici non bastano la potenza economico-finanziaria o quella politica, intesa come potere nel “palazzo”, ma occorrono capacità che a Bergamo hanno dimostrato di avere eccome.

Certo, magari oggi tutto gira per il verso giusto ed anche la componente fortuna ha il suo peso, però è indubbio che la Dea abbia un gruppo dirigente ed uno staff tecnico di primissimo piano, ciascuno con il proprio compito e ciascuno in piena sintonia comune; perché diversamente non si sarebbero ottenuti i risultati che tutti conosciamo.
Altra parte fondamentale dei successi bergamaschi è indubbiamente l’ambiente, inteso non solo come tifoseria, perché nel calcio d’oggi esiste un’altra piazza che non fa una piega di fronte a cessioni importanti sotto l’aspetto economico, ma anche tecnico, dei migliori giovani del proprio vivaio? A Bergamo c’è qualcuno che da a Percassi del “braccino corto”, lo riempie di “Percassi vattene” o si permette di accusarlo di farsi i soldi, e l’impero economico di cui il Presidente atalantino è proprietario, attraverso le cessioni dei calciatori migliori?

Eppure è sempre calcio, lo stesso di tutte le altre piazze italiane, con gli alti e bassi che possono capitare e magari subendo penalizzazioni che gridano vendetta (o ci siamo già dimenticati la finale dell’ultima Coppa Italia?); invece a Bergamo si tira avanti per la propria strada, senza fare le vittime e senza drammi, consapevoli della propria forza che deriva da capacità che su altre piazze strombazzano quanto si sognano.
Percassi è un bravissimo imprenditore ed un bravissimo Presidente, ma anche per lui ci sono stati momenti non proprio felici, però ha saputo stringere i denti, imparando a proprie spese a fare scelte sempre più oculate e vincenti; a partire da quel settore giovanile che è oggi il fiore all’occhiello della Dea, ma a vedere l’albo delle vittorie, è tornato fiorente (e produttivo) solo nell’ultimo lustro, tanto che la formazione Primavera ha vinto il tricolore nell’ultima stagione dopo ben 21 anni di digiuno, raccogliendo i frutti degli Scudetti di Allievi e Giovanissimi nel 2015/16.

Una crescita esponenziale dunque, favorita anche dall’approdo a Bergamo di due personaggi troppo spesso poco considerati, quali sono il Responsabile dell’Area Tecnica, Giovanni Sartori e mister Gian Piero Gasperini, ovvero il meglio di ciò che si può trovare a livello di conoscenza e capacità organizzativa e tecnica, pur senza avere a disposizione centinaia di milioni e grandi campioni.

Sartori, dopo il Chievo, ha dimostrato di essere un grande conoscitore di calcio, non solo italiano, uno di quelli che pescano quasi sempre bene, a “botta sicura”, forse perché insieme al calciatore valutano la persona, senza guardare il nome da regalare alla piazza.

Che dire poi del mister? Uno che sa eccome di calcio e lo sta dimostrando in una Società che ha portato ai vertici pur se un anno si e l’altro anche gli hanno venduto i giovani migliori? Anche lui non sempre ha portato a casa risultati come a Bergamo, ma dove ha potuto lavorare senza interferenze ha sempre fatto vedere gioco e lasciato bellissimi ricordi; Gasperini è oggi, insieme a Conte ed Allegri, il migliore degli allenatori di casa nostra, alla faccia di tanti pseudo professori e maestri del nulla o del lamento.

L’Atalanta, i suoi successi, non sono un miracolo, ma solo il risultato del grande, ottimo, lavoro di una Società e della propria tifoseria, cui va (credo) aggiunta anche la bravura nel vendere a peso d’oro ragazzi che fanno bene in nerazzurro anche senza essere dei campioni, come dimostrano i tanti approdati (frettolosamente, come si usa nel calcio d’oggi) in altri lidi con le stimmate del fenomeno per rientrare poi altrettanto velocemente nei ranghi della normalità una volta trovatisi là dove si pretende solo e sempre la vittoria.

Il Direttore responsabile Maurizio Vigliani – Foto Iorio Roma

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