TOP Header adv (728×90)
TOP Header adv (728×90)
TOP Header adv (728×90)

ITALIA POVERTA’ PER 1,2 MILIONI DI BAMBINI

Un bambino su cinque vive in un’area colpita da conflitti e il numero di paesi coinvolti in guerre interne o internazionali è il più alto degli ultimi 30 anni. Dati allarmanti quelli raccolti da Unicef, l’organo sussidiario delle Nazioni Unite che si occupa dei diritti e delle condizioni dell’infanzia.

Il fondo dell’ONU chiede, per il 2019, 3,9 miliardi per sostenere il suo lavoro per i più piccoli nelle crisi umanitarie. Al 31 maggio scorso è stato ricevuto solo il 24% dei finanziamenti necessari. L’appello è quindi rivolto ai singoli stati, anche perché le emergenze sono aumentate a causa del cambiamento climatico.

Gli interventi nel mondo – Uno sfollamento diffuso, la distruzione di infrastrutture civili e impatti devastanti sul benessere fisico e psicologico dei bambini sono avvenuti soprattutto in paesi in cui i conflitti e le conseguenti crisi umanitarie sono durati per anni, come in Afghanistan,

Repubblica centrafricana, – Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Libia, Mali, Birmania, Nigeria, Somalia, Sud Sudan, Siria, Ucraina e Yemen. La durata media delle crisi umanitarie è di oltre 9 anni.

Nel 2018 l’Unicef ha risposto a 87 crisi sanitarie, 80 calamità naturali, 68 crisi sociopolitiche e 22 crisi nutrizionali. Ma se pensiamo che questi eventi riguardino solo paesi lontani, siamo fuori strada.

Anche l’Italia è coinvolta direttamente. – Le emergenze in Italia Unicef Italia e il Comitato interministeriale per i diritti umani (Cidu) hanno promosso a Roma un evento per discutere delle raccomandazioni contenute nelle ‘Osservazioni conclusive’ che il Comitato Onu sui Diritti dell’Infanzia ha rivolto al nostro paese. “In Italia vivono circa 10 milioni di bambini e ragazzi sotto i 18 anni di età. Oltre 1,2 milioni di bambini e bambine vivono in povertà assoluta. Il 25,7% dei giovani di età compresa tra i 18 e i 24 non studia, non lavora né è inserito in programmi di formazione.

Inoltre la disparità del livello dei servizi tra le varie zone del paese è ancora molto presente: in Italia, se un bambino o una bambina nasce o cresce in una Regione più povera, ha meno possibilità di vedere realizzati tutti i suoi diritti. In questo senso le raccomandazioni contenute nelle Osservazioni costituiscono una importante cartina tornasole dei progressi raggiunti per l’attuazione della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, così come degli aspetti su cui invece è necessario che tutti gli attori competenti continuino a lavorare con il massimo impegno, insieme”, ha sottolineato il presidente di Unicef Italia, Francesco Samengo.

Ma gli ambiti di preoccupazione contenuti nelle Osservazioni non si fermano qui. L’Italia deve mostrare maggiore impegno sul diritto alla non discriminazione per tutti i bambini e le bambine che vivono in Italia, in particolare per i minorenni stranieri non accompagnati, i minorenni di seconda generazione e quelli appartenenti a minoranze, con la raccomandazione che l’Italia prenda in considerazione l’adesione al Global Compact delle Nazioni Unite per la migrazione sicura, ordinata e regolare. Deve portare avanti attività di promozione delle vaccinazioni, deve assicurare risorse economiche per politiche e programmi sull’infanzia, deve garantire la partecipazione dei ragazzi in tutte le decisioni che li riguardano e garantire piena autonomia e indipendenza all’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza e creare un’istituzione Nazionale indipendente per i diritti umani così come previsto dal Trattato di Parigi. Il lavoro minorile nel mondo Quasi 1 bambino su 10 è vittima di lavoro minorile, numero che aumenta a circa 1 su 5 in Africa. L’incidenza del lavoro minorile in paesi colpiti da conflitti armati, dove vivono circa 250 milioni di bambini, è più alta del 77% rispetto alla media globale, mentre la percentuale di lavori pericolosi è maggiore del 50%. Nelle sue forme peggiori, il lavoro minorile può tramutarsi in schiavitù, sfruttamento sessuale ed economico, e morte. “Il lavoro minorile è sia causa che conseguenza della povertà: rinforza le disuguaglianze sociali e la discriminazione, priva i bambini di un futuro prospero e mina al benessere sia dello Stato sia dell’individuo. È stato dimostrato che il lavoro minorile compromette direttamente l’istruzione, la salute, fra cui anche i progressi contro l’Hiv/aids, e di conseguenza ostacola le capacità dei bambini e delle famiglie di trarre beneficio da opportunità di sviluppo sociale ed economico”, ha detto Francesco Samengo. A differenza di attività che aiutano i bambini a svilupparsi, come contribuire alle faccende domestiche per poche ore alla settimana o svolgere un “lavoretto” durante le vacanze scolastiche, il lavoro minorile interferisce con l’istruzione ed è pericoloso per lo sviluppo fisico, mentale, sociale e/o morale di un bambino.

Unicef collabora a stretto contatto con i governi nazionali e locali per sostenere lo sviluppo e la crescita di strategie per rispondere al lavoro minorile.

Articoli correlati

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *