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I SINGLE IN QUARANTENA

LA FELICITA’ INQUIETA DEI SINGLE IN QUARANTENA

Ciao, pa?. Come va?
“Maddai, nel telefono ci sei tu! Queste diavolerie d’oggi! Ti sto vedendo dal telefono di tua sorella.
“Volevo solo salutarti…Stai bene?
“Ma sì! Beh, pure tu, vedo. Sembri ingrassato…
“Senti, pa’… me lo manderesti un bacetto?
“Ma perche’?”
“Mi manchi un po’!”

“Ma figlio mio, a oltre cinquant’anni vuoi un bacetto da me? Non lo volevi alla quinta elementare! Ti manco, ma se a Natale abbiamo litigato, mi chiedi un bacetto….”

Di questi tempi, appunto, in pieno coronavirus, ci sono quelli e quelle della mia generazione, che sono gioiosamente andati via di casa negli anni Novanta, per costruirsi un futuro, per rifarsi la vita, ma soprattutto per comportarsi come mai mamma e papà gli avrebbero permesso di fare, noi che ci sentivamo belli, moderatamente ribelli, ma liberi, liberi, liberi dopo una faticosissima giornata di lavoro, beh: di questi tempi coronati da un virus bastardo, i single stanno raschiando il barile di sentimenti antichi, deamicisiani, anacronistici.

Tipo, la devozione filiale, la tenerezza di cio’ che poteva essere e non fu, con amicizie genere” adesso che abbiamo il numero, teniamoci in contatto, eh” mi raccomando”, e poi mai più sentite.
Perfino un sottile rimpianto per coloro a cui abbiamo detto “no” e a cui garantimmo eterno rancore.
Forse qualcuno/a sta pure rimpiangendo gli/le ex.

Bisogna ammettere la verità: i single si sentono soli.

Soprattutto, se non sono anziani, ma diciamo molto adulti e forzati dentro le mura della loro pur confortevole casuccia, piena di belle cose, scarpe, libri, film, musica.
Cose, che invece di suscitare un benefico senso di pienezza, guardi con una certa condiscendenza, e lasci che l’entropia aumenti fino al punto di dirsi: un giorno tutto questo sciupio di soldi ti sarà inutile.
E comunque, è meglio che te li tieni, perchè, se sopravviverai a tutto questo, sarai costretto a venderli su eBay perchè con la crisi, dopo, magari ti licenzieranno.

I single, vanno capiti in questo periodo, c’è chi si e crogiolato in eventi più o meno patinati, preceduti dalla presentazione del libro più discusso del momento, si sono sentiti protagonisti di mode, valori, desideri e dinamiche relazionali imprevedibili. Hanno vissuto l’amore in tutte le sue dimensioni, soprattutto quelle più conflittuali, guardandosi bene di arrivare a conclusioni definitive.

La generazione Z non ci crederà, ma credetemi, c’è stato un periodo della storia in cui essere single era una figata!.
Ergo, sono solo/a, ma almeno sono emancipato/a, non dipendo da nessuno, non devo accettare compromessi.
Ma questo virus non ci voleva, accidenti, intanto potrebbe pure falciarti, visto che sei nel segmento d’età in cui il virus incoronato inizia a picchiare duro, ma anche perchè questo soggiorno obbligato ti offre (nella solitudine di casa, silenziata la playlist dei brani preferiti di Spotify, e finito anche l’ultimo episodio di “The New Pope” su My Tv, una seconda possibilità.

Già, ti restituisce a te stesso, in quella bolla di vulnerabilità che un microscopicissimo pezzo di proteina cattiva e intelligente ti ha costruito intorno.
E quel te stesso sei comunque sempre tu, ma con molta più storia, esperienza, maturità.
Richiami il Casanova che si vantava di non avere mai avuto una relazione singola, ma almeno quattro fidanzate, e lo senti cambiato, spaventato, perchè l’ultima conquista femminile gli ha riso in faccia, dicendo che non vedrebbe un futuro con uno così attempato.

Richiami l’amica ipocondriaca che avevi spazzato via dalla tua esistenza, e la giudichi con più dolcezza.
Che dire, credo che anche per i single, il confino in casa porta alla consapevolezza di riconoscere l’altro per ciò che è ora, e produce il desiderio di rapporti smascherati, dove tutti giochiamo a carte scoperte, con l’amarezza che ormai possediamo la saggezza della maturità, semplicemente perchè siamo cresciuti.

Questo, forse è il dono di una pandemia: rimettere insieme il passato con il futuro, voler conoscere di più e meglio tutti i successivi percorsi della vita dell’altro, predisporsi all’ascolto senza temere di farsi ascoltare.
Incredibile, ma concludendo, mi arriva in figura questa sensazione: il coronavirus e le misure restrittive che comporta, allargano, paradossalmente, la comprensione degli altri.
E’ come dire, esso ci regala una seconda chance, beh!… Vediamo di non perdercela!

A cura di Sandra Vezzani editorialista – Fotolia

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