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GIUSEPPE MILICI E LA SUA ARMONICA

Usare l’ armonica come strumento musicale è davvero speciale. E’ uno strumento particolare, piccolo ma che arriva ad esprimere sensazioni grandi, grandissime. Ed è per questo che Giuseppe Milici (classe 1964), da Palermo ha scelto l’ armonica per esprimersi ed esprimere quello che ha dentro. Milici può vantare prestigiose collaborazioni, come quella con il vibrafonista Enzo Randisi e musicisti del calibro di Romano Mussolini e Lino Patruno. Come armonicista e compositore ha collaborato con trasmissione televisive come ‘Fantastico’, ‘Uno su cento’, tre edizioni del Festival di SanRemo, ‘Taratatta’ e ‘I FattiVostri’, senza tralasciare, però, il cinema, dove ha eseguito le musiche per il film ‘Il Mago’ con Anthony Quinn, la fiction con Gigi Proietti, ‘Avvocato Porta’, poi ‘Tutti i sogni del Mondo’ con Serena Autieri, ‘Vaniglia e Cioccolato’ con Maria Grazia Cucinotta e ‘Terramadre’ di Nello La Marca, presentato al Festival del Cinema di Berlino nel 2008. E poi svariate esibizioni dal vivo in Usa e Europa. Insomma, siamo di fronte a un’ artista che si è votato all’ arte con tutto se stesso. Facciamo raccontare direttamente da Milici, il suo percorso musicale e qualcosa del suo ultimo album ‘The look of love’.

Giuseppe, quando è scoppiata questa tuta passione per la musica?

“Da bambino, all’ età di circa quattro anni, ero già fortemente attratto dalla musica di Beethoven e Frank Sinatra. Ricordo che mi appassionavo talmente tanto che mi commuovevo fino alle lacrime e questo ha spinto i miei genitori a credere nella genuinità della mia passione, anche se poi in effetti, a caua della mia timidezza, ho deciso di fare il musicista soltanto all’ età di 19 anni”.

Perchè hai scelto proprio l’ armonica come strumento?

“Mi affascinava l’ idea di uno strumento in grado di fare grandi cose, pur essendo molto piccolo, da poter addirittura essere riposto in una tasca”.

Che sensazioni ti trasmette l’ armonica?

“Trovo l’ armonica uno strumento estremamente struggente e questa è davvero una sensazione davvero molto bella per me”.

Giuseppe, che cos’è per te la musica?

“E’ tutto. E’ la mia passione, è l’ essere riuscito a vivere di ciò che amo di più e questo mi fa sentire un privilegiato”.

Parlami del tuo ultimo album…

“Contrariamente ai dischi che ho realizzato in precedenza, che erano prevalentemente strumentali, questo, anche in virtù della mia passione per il canto e i cantanti, vuole essere un omaggio a tutte le canzoni che, per me, sono state di fondamentale importanza nella mia formazione. Quindi, ho deciso di invitare sei cantanti, a mio avviso straordinari, che hanno reso questo sogno realtà. I brani sono molto diversi l’ uno dall’ altro, perciò considero questo lavoro un po’ rapsodico, ma fortunatamente a rendere omogeneo il tutto, ci hanno pensato Papik e Fabrizio Foggia che, con i loro arrangiamenti, lo hanno reso uniforme”.

A quale tuo pezzo ti senti più affezionato? Se ne esiste uno…

“Tutte le mie composizioni sono come figli, per cui mi sento legato a tutte allo stesso modo. Forse l’ unico brano a cui sono affezionato un po’ di più e Vicè che ho scritto per un amico, scomparso qualche tempo fa”.

Hai altri progetti in ballo?

“Oltre alle collaborazioni con i miei musicisti abituali, sto per portare in giro alcuni progetti a cui tengo particolarmente. Con Neja, ad esempio, è da un po’ che collaboriamo e a breve inizieremo un tour che ci vedrà impegnati in giro per l’ Italia. Con Mario Rosini, ho da poco messo su un progetto dedicato alla musica di Stevie Wonder e ad Aprile, dovrei cominciare una collaborazione teatrale con David Riondino, artista con cui ho lavorato un paio di volte e che stimo tantissimo”.

A cura di Nicola Luccarelli

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