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CRIMI AL LAVORO PER GLI STATI GENERALI

l partito con più rappresentanti in Parlamento è praticamente sparito nelle due regioni in cui s’è votato in questa tornata, Emilia Romagna e Calabria. L’analisi del dopo voto è unanime, tra gli esperti. Ma forse non serve neanche un politologo di lungo corso per leggere i numeri dei grillini: Simone Benini, candidato pentastellato in Emilia, si ferma sotto il 3,5% . Appena meglio Francesco Aiello, in Calabria, sopra il 7% (guarda tutti i risultati con la mappa interattiva), ma lontanissimo dai duellanti per la poltrona di Presidente della Regione. E, a pochi giorni dal passo indietro di Luigi Di Maio come leader politico del movimento, le riflessioni sono impietose.

Crimi: “Al lavoro per gli Stati generali”
“Il voto delle regionali ha sempre visto il M5S raccogliere risultati inferiori rispetto alle tornate nazionali – premette il capo reggente dei 5 stelle, Vito Crimi – ma va riconosciuto che in Calabria ed Emilia Romagna i risultati sono stati inferiori alle aspettative”. Su Facebook il traghettatore promette battaglia: “Questo però non ci induce ad arrenderci: semmai è vero il contrario. Abbiamo già avviato il lavoro di organizzazione che ci consentirà un maggiore oordinamento”, scrive Crimi sostenendo che sarà necessario “restare uniti, non lasciarsi irretire da facili sirene”. Il tutto, in vista degli ‘stati generali’ del M5S previsti a metà marzo.

Paragone: “Pronto a nuovo movimento”
“Il Movimento è morto, soffocato nella scatoletta di tonno. Non lo dico io, lo stanno dicendo gli elettori”. Va giù duro il senatore grillino (ed ex Lega) Gianluigi Paragone, da poco espulso dal M5s, in un’intervista alla Stampa in cui apre alla possibilità di creare un proprio movimento: “Non ho problemi a dire che sto guardando molto, in questi mesi, agli ambienti dei meet up e degli ex attivisti M5s. Tutta gente che vorrebbe tornare a sentire parole antisistema. Mi stanno chiedendo di organizzarci e di mettere su qualcosa”. Per i Cinquestelle, sostiene Paragone, “ormai è tardi per riprendersi. Il Movimento è una forza europeista e filo Pd. In Italia, per colpa di Di Maio, non ci sono più forze politiche antisistema. Ma c’è ancora un elettorato ampio – evidenzia – che cerca qualcuno che li rappresenti. Ecco perché, nonostante la mia espulsione, dai territori mi chiamano per incontrarci e parlare”.

Quale ruolo per Di Battista?
Secondo Paragone, Alessandro Di Battista “è l’unica speranza che ha il Movimento di risorgere. Alessandro dovrebbe ottenere la guida del partito e portarlo fuori da questa alleanza con il Pd, facendo cadere il governo. Ma questa è una cosa che non si realizzerà mai, perché ci sono i gruppi parlamentari che non vogliono perdere il posto. Il Movimento – prosegue – è destinato a scomparire nel Pd. Lo vedremo già alle prossime Regionali. Sono certo che si alleerà con il Pd in Veneto. L’alternativa sarebbe il non presentarsi, per evitare una figura come quella fatta in Emilia Romagna”.

Pizzarotti: “M5s nacque in Emilia, qui è morto”
“Il Movimento è nato in Emilia-Romagna nel 2007 e qui riceve oggi un colpo mortale”. Secco il giudizio del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, dissidente della prima ora ed escluso quasi subito dal Movimento, in un’intervista a la Repubblica. Ma, secondo Pizzarotti, “chi vive qui questa cosa la sentiva”. Ad avviso del sindaco, “il Movimento ha fatto fatica a trovare i candidati, ha fatto una campagna elettorale inesistente, soprattutto non aveva più niente da dire. Nessun tema da portare avanti, nessuno slogan da proporre”. E il motivo, secondo il primo cittadino di Parma, è che i 5 Stelle “sono stati al governo con tutto e il contrario di tutto. Senza combinare niente”.

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