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CICLISMO E’ CAOS FROOM ULTIMA SPIAGGIA

Ciclismo di nuovo nel caos, a meno di una settimana dal via del Tour de France. Il quotidiano francese Le Monde riporta che l’Aso, la società che organizza la prestigiosa corsa francese, ha deciso di vietare a Chris Froome la partecipazione alla prossima Grande Boucle.

Il Tour ha deciso di escludere il vincitore del Giro d’Italia a causa della positività al salbutamolo in un test della Vuelta nel 2017. Il procedimento è in corso e Froome è ancora in attesa di giudizio. Il team Sky, già avvertito, è pronto a fare immediato ricorso contro l’esclusione, che verrà discusso martedì 3 luglio alle 9. In caso di esito negativo, l’ultima spiaggia per Froome sarebbe il TAS.

L’Aso, specifica Le Monde, ha la “facoltà di rifiutare la partecipazione o di escludere dalla prova una squadra o un suo membro la cui presenza danneggerebbe l’immagine o la reputazione di ASO o della prova stessa”.

Alcuni giorni fa il campionissimo Hinault aveva lanciato un appello ai corridori: “Chris Froome non dovrebbe essere al via del Tour de France. Semplicemente e’ stato trovato ‘positivo’: non esiste il risultato anomalo. Contador per un caso simile e’ stato condannato, perche’ Froome no? A un certo punto bisogna dire basta: invece abbiamo dirigenti che non sanno decidere quando dovrebbero farlo”.

“Il gruppo dovrebbe fermarsi e scioperare al grido di ‘se c’e’ lui noi non partiamo’. In quel caso cosa farebbe l’Uci? A mio parere il gruppo e’ troppo morbido, quando altri sono stati condannati tutti erano d’accordo. Certo, non ha vinto la Vuelta grazie al Ventolin, per quello che sappiamo, ma resta il fatto che e’ vietato. E le regole dovrebbero essere uguali per tutti”.

Dello stesso parere Ivano Fanini, patron della squadra ciclistica Amore e Vita Prodir: “Con Chris Froome al via del Tour gli altri corridori dovrebbero scioperare. Io con i 7 milioni investiti dalla Sky per difendere Froome farei una squadra Pro Tour e vincerei il Giro di Francia con un talento pulito. E’ il momento di non guardare in faccia a nessuno, nemmeno al business, nell’interesse del futuro del ciclismo”.

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