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CESENA NON SEI L’UNICA A SOFFRIRE

La crsi continua a persistere. Aumenterà nei mesi dopo il problema globale che è esploso in Cina per l’epidemia da Coronovirsu. Si calcola che l’esportazione made in Italy verso l’oriente avrà una diminuzione nel 2020 pari al 22%. Questo nel settore fashion e food. E, senza ricavi il prodotto interno non cresce e la stagnazione la fa da padrona, con le persone che ovviamente rischiano il proprio posto di lavoro perchè le imprese vanno in defoult. Ciò attanaglia anche gli artigiani, i commercianti; se non si ha liquidità, non si può spendere fino al punto che il circolo diventa vizioso e preoccupante mai registrato dal dopo-guerra. Il problema si ripercuote anche sulle banche locali che vedono i propri asset assottigliarsi senza concessione di prestiti fiduciari o mutuatari.

Ultimamente si sta parlando di Cesena e del suo centro storico vuoto, pare che la passeggiata non attiri più i propri cittadini o i turisti abituati a visitare le bellezze monumentali della città malatestiana. Non c’è bisogno di andare a Torino, nell’Hinterland di Milano o al sud per intuire che la situazione è pressochè identica. Basta fare pochi Km e raggiungere Milano Marittima, un tempo chiamato il salotto blu dell’adriatico, oggi praticamente quasi un dormitorio. Ma a soffrire della crisi persistente nel settore commercio, nei centri storici c’è pure Rimini, Riccione, Faenza, non di meno il capoluogo di Regione.

Il problema non si risolve solo con le manifestazioni o gli eventi. La causa è che è stata data troppa libertà con la legge Bersani alla larga distribuzione, ai centri commerciali quasi tutti gestiti da cooperative; se a ciò aggiungiamo la vendita online, ecco che allora 1+1 fa sempre 2. I mercatini non bastano più, come le illuminazioni natalizie che richiamano soprattutto il mistero della cristianità e non certamente i grandi acquisti degli anni ottanta-novanta.

Occorre stare al passo dei tempi con delle esclusive che possano incuriosire, attrarre i clienti, le giovani generazioni. Non solo la politica ha il dovere di intervenire mettendo una tassa web del 50% a chi vende in online, oceano anche di truffe e malfattori. Anche i gestori devono proporre il made in Italy spingendo sulla comunicazione e sul rapporto fiduciario quando un cliente entra in negozio. Bisogna ritrovare quella misura umana e di cordialità che ha sempre contraddistinto il nostro modo di operare.

Il Direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Paolo Senni

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