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CESENA E’ MORTA!

Gira una brutta aria a Cesena. La città si sta spegnendo, il centro storico ztl a parte (ci sarebbe da fare un romanzo giallo sull’occhio che sbarra il transito ai cittadini della periferia e ai turisti) è quasi del tutto morto. Molti i negozi chiusi, come lo stesso storico Bar Roma, per non parlare dell’edicole che oltre a risentire della crisi editoriale non hanno più i soliti clienti che erano abituati alle prime ore del mattino a parcheggiare vicino ai chioschi verdi. Il Foro Annonario è di fatto poi un fallimento totale con molti esercenti che si sono visti costretti a chiudere le proprie attività. La riflessione e l’umore dei cittadini va a sbattere il naso contro una politica incapace di dare un volto più omogeneo ad una città che ha sempre avuto il suo fascino.
Occorre una nuova strategia comunale per ridare slancio alla comunità malatestiana costretta a migrare nella larga distribuzione o nelle città marittime per gli acquisti, mentre gli immigrati s’infiltrano nella case popolari e sono i primi ad essere accasati a discapito di chi è addirittura nato dentro le porte e le cinta erette sotto il Monte.

Ma a tutto questo c’è da aggiungere un altro punto che lascia gli imprenditori increduli. Ne Confartigianato e ne Confcommercio, associazioni che dovrebbero aiutare la crescita delle piccole e medie imprese, non combattono ad armi pari contro un sistema stagnante che sta diventando irreversibile e sempre più contagioso come un virus che si allarga senza il contrasto di un efficace vaccino.

Prima che sia troppo tardi, parrebbe giusto voltare pagina, attraverso un documento di rinnovamento serio, equilibrato, che riapre le speranze a tutti coloro si sentono cesenati e hanno il bisogno di fare impresa con la speranza che i clienti si possano avvicinare a qualche marciapiede di troppo, per non parlare di rotonde milionarie e meno parcheggi liberi nelle zone nevralgiche. Il problema sociale-economico è sotto gli occhi di tutti. E’ ora di togliere la benda a chi governa questa città incominciando dalla Piazza del vecchio telefono o se preferite delle poste, dove praticamente anche una storica banca è al declino.

Il Direttore editoriale – Foto Gianpaolo Senni

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