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CASE ALL’ASTA DEGLI ITALIANI A SPICCIOLI

In diverse città italiane sta emergendo un fatto increscioso. Pare che le case di molti italiani, intrappolati da una crisi persistente iniziata nel 2010 con l’entrata nell’euro, vengono messe all’asta dalle stesse banche che hanno truffato i risparmiatori a pochi spiccioli.
Una speculazione inaccettabile che mette ancora una volta in evidenza il sistema corrotto in questo paese.
Molti degli appartamenti, sopratutto nelle zone periferiche delle città vengono comprate attraverso i tribunali anche a meno di 10.000 euro nonostante il loro valore sia molto più consistente.

Il bello di tutta questa situazione mette in risalto due particolari non da poco. Il proprietario “sfrattato” che per lunghi anni ha pagato le rate del mutuo non viene messo nella possibilità di tentare un nuovo accordo con la banca dove ha acceso il prestito mutuatario, ma bensì allontanato e umiliato per favorire terzi che in quel momento hanno la possibilità di ottenere un basso prestito e poi subentrare nell’immobile. Tra gli squali economici che si addentrano nei tribunali, ci sarebbero impresari facoltosi, ma pure extracomunitari. I primi soggetti agirebbero principalmente per una rendita speculativa, vedi affitti o ricavi astronomici, mentre i secondi per ottenere una residenza fissa in Italia.

L’allarme sta emergendo a macchia d’olio con diverse famiglie costrette a dormire presso i centri parrocchiali che hanno strutture adibite all’accoglienza dei poveri o addirittura in auto.

Il vero problema è che nonostante in Italia la povertà sta aumentando, nessuno mette mano attraverso una legge chiara per come tutelare le famiglie in difficoltà economica. E, così, quei padri e quelle madri che cercano di dare un futuro ai loro figli, si ritrovano non solo sotto stress, ma senza una via di uscita; e, in alcuni casi cercando l’estremo gesto finale.

Un paese moderno, ma che ormai tende a dimostrarsi sottosviluppato in diversi ambiti sociali, i politici eletti hanno il compito di risolvere il prima possibile questo problema angoscioso.

Il direttore editoriale Carlo Costantini – Foto Marco Iorio

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